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Akira | Katsuhiro Ōtomo, la visione del futuro e la fine del mondo

La storia, le profezie, la genesi e il retaggio di un’opera dall’impatto devastante. Dove? Su Netflix

Akira
Akira e la potenza di un anime ancora moderno.

MILANO – Siamo alla fine degli anni Ottanta e dieci studi di produzione si uniscono per un progetto folle, imprevedibile, irripetibile. Una bomba a orologeria che cambierà la storia dell’animazione. Akira esplode con un rumore roboante all’interno di un Giappone contraddittorio, esagerato, nel pieno dello sviluppo economico mentre solca distanze sociali mai più ripristinate. Akira (lo trovate su Netflix) esplode come nella sua prima scena dove una bomba distrugge un mondo per farne nascere un altro, come quelle atomiche reali e tangibili che hanno distrutto e stravolto un intero paese, come un film capace di instaurare un prima e un dopo. Sì perché un progetto che coinvolge 1300 animatori, 150mila disegni, invenzione di nuove tecniche animate come il lipsync e l’uso della CGI non può non cambiare la storia di un medium, non può essere che un film capace di influenzare ogni progetto arrivato dopo.

Akira
Una scena di Akira. Il film uscì in Giappone nel 1988, in Italia nel 1992.

Adesso Akira compie trentasei anni – uscì in Giappone il 16 luglio 1988, in Italia solo nel 1992 – e ritorna in sala in una nuova versione restaurata, gioiello perfetto di Katsuhiro Ōtomo che ha condensato la storia del manga omonimo che all’epoca stava finendo di scrivere per racchiudere in poco più di due ore un immaginario cyberpunk e un contesto di post-umanesimo che stratifica riflessioni capaci di delineare un mondo futuristico sempre più vicino. Akira è l’analisi di un microcosmo che si scontra con qualcosa di più grande. La realtà in cui si muovono i protagonisti – Kaneda e Tetsuo – è piccola, sporca, fatta di vicoli e motociclette che sfrecciano attorno a grattacieli distrutti, responsabilità che si limitano a gare clandestine e inseguimenti tra bande. Realtà che presto si scontra con un macrocosmo che li ingloba, li inghiotte in sovrastrutture troppo grandi che li costringono a cambiare, a evolversi, a lottare per qualcosa che va oltre il loro sguardo.

Akira
Akira rappresenta uno dei primi casi di uso di CGI in un film di animazione.

A giocare con loro non sono più i coetanei, ma governi che attuano esperimenti capaci di mettere a rischio gli equilibri mondiali, poteri sovrannaturali, ribellioni e scontri che si trasformano in tragiche carneficine e città soppiantate dalla violenza. E dentro questa nuova bolla Kaneda e Tetsuo sono costretti a crescere in un istante, e così evolvono e si separano. Tetsuo si traveste da divinità, assorbe poteri che lo spingono verso la conoscenza, verso l’immortalità, verso tutto quello che non era riuscito a essere fino a quel momento. Kaneda, invece, da mentore scapestrato e distratto è chiamato a inseguire l’amico uscito di senno per riportarlo a quella dimensione così naturale e giusta, un percorso a ritroso che si scontra con il mondo adulto tanto ripudiato fatto di giochi maligni, segreti e menzogne, un mondo che non evolve per chiudersi all’interno del suo potere.

Akira
Un dettaglio del mondo di Akira.

Akira, anche se il film non riesce a raggiungere l’ampio respiro narrativo e concettuale esplorato nel manga, ha la capacità di dare vita ai tratti stilistici di Ōtomo e di trasportare un’opera densa, complessa e matura sul grande schermo. Ōtomo utilizza il medium dell’animazione non per divertire o semplicemente intrattenere, ma per avvalersi di un immaginario preciso capace di trasmettere la sua visione del mondo e del Giappone. Akira non è altro che un film che discerne le sfaccettature più complesse dell’essere umano, il suo complicato rapporto con il potere e con il corpo, con il concetto di dogma e di divino, e lo fa tramite una decostruzione del supereroe che trascende gli schemi archetipici ed essenziali.

Akira
Ma cos’è il progetto Akira?

Tetsuo è la conseguenza definitiva, il risultato di un’equazione precisa, il frutto di comportamenti che Ōtomo intravede nel suo Giappone e denuncia tramite un’opera densissima di concetti, di punti di vista, di contrasti ideologici e morali. E se l’animazione giapponese ha poi avuto la sua epopea artistica e creativa dagli Anni Novanta in poi con i film dello Studio Ghibli, di Satoshi Kon, di Hideaki Anno è merito di Akira che ha fatto esplodere una bomba non necessaria, arrivata troppo presto, che però ha permesso a una realtà di cambiare, di mostrarsi capace di elevarsi a cinema puro.

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