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Quarant’anni di un cult | A New York Francis Ford Coppola rievoca Apocalypse Now

Il capolavoro ritorna in sala negli Stati Uniti in 4K e il regista si racconta a Steven Soderbergh

Apocalypse Now
Francis Ford Coppola prima del Q&A al Tribeca su Apocalypse Now

NEW YORK – Come definire Apocalypse Now? Il film di Coppola è tante cose, ma rimane più di tutto la rappresentazione dell’insolubile dilemma morale costituito dalla guerra. Un dilemma, ispirato dal romanzo di Joseph Conrad, Cuore di tenebra, incarnato dalle figure del capitano Benjamin Willard (Martin Sheen) e del colonnello Kurtz (Marlon Brando). A quarant’anni dall’uscita del film, New York ha reso omaggio a Coppola in un Q & A con Steven Soderbergh con la proiezione del final cut, che uscirà nelle sale americane il prossimo 27 agosto per la prima volta in Digital 4K Ultra HD. Un trionfo di stravaganza allucinatoria, un inferno che mescola napalm e morte con le playmate di Playboy, il surf e Wagner. Mai visto nulla del genere nel 1979. E nemmeno nel 2019.

Un momento dell’incontro a New York tra Soderbergh e Coppola.

Al Beacon Theatre – dove c’eravamo anche noi di Hot Corn – gironzolava perfino Robert Duvall, l’uomo che, in una delle sequenze più celebri, guida l’esercito sulle note di Wagner. Un momento grandioso che ben rappresenta lo spirito della pellicola. «Eravamo molto sicuri del film, anche se i distributori non lo erano affatto», ha ricordato Coppola. «Abbiamo continuato a tagliare per cercare di renderlo più breve, più normale e meno strano. Anni dopo ci siamo resi conto che avremmo potuto rimettere tutto in ordine e lasciare che fosse strano com’era in origine». Steven Soderbergh ha ricordato di aver visto il film il giorno stesso in cui è uscito e poi altre 17 volte nelle settimane successive. Un vero fan che ha avuto modo, anni dopo, di discutere con Coppola della creatura, da un punto di vista personale, intimo.

Apocalypse Now
Steven Soderbergh e Coppola a confronto.

Sono pochi infatti i segreti riguardanti le difficoltà produttive incontrate dal regista, tutte rigorosamente documentate. Harvey Keitel fu licenziato in favore di Martin Sheen, che però ebbe un infarto durante le riprese. Riprese che furono rallentate dal tifone che si abbatté sul set. Per finire, Marlon Brando si presentò pesando il doppio di quanto Coppola avesse immaginato per il personaggio di Kurtz. Contrattempi di un certo rilievo che avrebbero affossato l’entusiasmo di chiunque. «Non stavo filmando nulla se non la mia stessa infelicità. Ero molto spaventato e molto depresso», ha rivelato il regista al pubblico.

Apocalypse Now
Coppola assieme a Robert Duvall e Soderbergh

Non sembra assurdo quindi che Coppola provasse a farsi coraggio nelle maniere più naif. Ad esempio, cantando una filastrocca alla sua troupe. «Una buona sceneggiatura non ce l’abbiamo, un buon film non ce l’abbiamo, un buon regista non ce l’abbiamo… Cosa abbiamo ? Abbiamo il cuoreeeeee! L’ho fatto davvero, ho cantilenato queste frasi per dodici minuti che poi ho tagliato», ha rivelato. Quanto alle nefaste previsioni dei critici, Coppola ha aggiunto: «Non c’era ancora stata la première e già circolavano tante notizie. Dicevano che il film fosse un disastro e che non sarebbe mai stato distribuito. Lo chiamavano ‘Apocalypse When’. Oggi mi fa ridere quel ricordo…».

Coppola in un altro momento dell’incontro.

Coppola ha poi scherzato sul fatto che Hearts of Darkness, il documentario curato dalla moglie Eleanor sulla realizzazione di Apocalypse Now, avrebbe potuto essere titolato Osservando Francis diventare pazzo. «Volevo che mia moglie rimanesse perché avevo bisogno della sua compagnia. Così le ho regalato una macchina fotografica, una fotocamera Eclair da 16mm, e le ho chiesto di seguire tutto. Fu anche un espediente per farla rimanere con me». Nonostante Eleanor non sia mai stata la classica consorte premurosa. «Quando tornavo dalle riprese continuavo a ripetere che sarebbe stato il peggior film mai realizzato. Speravo che lei mi tranquillizzasse, invece diceva, ‘Fammi prendere quel microfono’», ha spiegato.

Tra New York e il Vietnam: un altro momento dell’incontro.

Ne è valsa la pena? Soderbergh ha chiesto se realizzare Apocalypse Now sia stato più difficile di quanto avrebbe dovuto. «Avevo intuito che se fossi riuscito a catturare la potenza di Conrad e a portarla in Vietnam, il risultato sarebbe stato straordinario. Molte volte ho pensato a cosa sarebbe accaduto se qualcuno fosse venuto da me, mentre stavo girando Il Padrino, e mi avesse detto che la gente li avrebbe visti anche quarant’anni dopo. Avrei potuto risparmiare un po’ di disperazione. Conoscendomi avrei comunque continuato a stare sveglio tutta la notte, provando un altro finale e provando un’altra versione», ha risposto. Del resto, non si può fare arte senza rischi: «O perlomeno più di quanto tu non possa fare bambini senza sesso…», ha concluso ridendo Coppola.

  • Qui una parte della conversazione tra Coppola e Soderbergh:

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