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Tra Bilbo e Watson ecco spuntare The Office: Martin Freeman e quella serie da rivedere

Prima della fama, di Tolkien e della Marvel, rinchiuso dentro un ufficio con Ricky Gervais

Si sa, Martin Freeman è Bilbo Baggins, imprescindibile personaggio della saga letteraria diventata trilogia con Lo Hobbit. È anche il dottor John Watson, collaboratore e amico dell’ingestibile, geniale detective di Baker Street nella serie televisiva Sherlock. È l’ultimo uomo rimasto, Arthur Dent, sopravvissuto con asciugamano al collo nella Guida galattica per gli autostoppisti. Non solo: da poco è anche diventato Everett Ross, agente della CIA nell’universo Marvel, ritrovatosi implicato nelle vicende di Black Panther, senza dimenticare il recente, sorprendente, Ghost Stories.

Da sinistra: Martin Freeman, Ricky Gervais, Lucy Davis e Mackenzie Crook in The Office.

Martin Freeman ha rivestito molti ruoli iconici, personalità che sono entrate prepotentemente nell’immaginario nerd e cinematografico di moltissimi spettatori. Eppure tutti, amanti compresi, sembrano quasi dimenticare che agli inizi della carriera, in quella prima fase di approccio alla camera da presa, l’attore inglese interpretava uno dei personaggi principali della serie The Office, creazione della mente irriverente di Ricky Gervais e del socio Stephen Merchant.

Il cast al completo di The Office. A destra, uno stropicciato Freeman.

Ripresa come un finto documentario, The Office racconta(va) la vita nell’ufficio britannico della Wernham Hogg con un giovane Freeman nel ruolo di Tim Canterbury che, dopo aver lasciato gli studi di psicologia, si ritrova impantanato in un lavoro che non ama e in una relazione platonica con la segretaria Dawn. Il Tim interpretato da Freeman è a tratti chiuso come il John Watson da cui tutti saremmo poi rimasti impressionati, con l’aggiunta della simpatica cattiveria di una canaglia che non perde occasione di scherzare a discapito dei colleghi. E, a contornare la sua spigliatezza, l’amore per una ragazza che sembra non poter venir corrisposto e mostra una parte incredibilmente tenera dell’attore, similare a quella del suo John in Love actually – L’amore davvero.

Ancora Freeman in una scena della serie, andata in onda dal 2001 al 2003.

Una serie, The Office, che andava avanti con l’ironia infuocata e strettamente materiale di Gervais, ma che non avrebbe avuto lo stesso successo non fosse stata sostenuta da ruoli altrettanto caratteristici come il mitomane Gareth, l’illustratrice mancata Dawn e, per l’appunto, l’indeciso Tim. Un’atmosfera placida come quella di un posto di lavoro, ma messa in moto da trovate tra il tragico e il comico nell’incoscienza di essere dei mediocri. Il trovare sempre la maniera di far scattare la risata per provare ad andare avanti. Un prodotto riproposto in versione americana, tedesca e francese, ma a cui il british humour ha sempre saputo dare un tocco in più. Anche perché le altre versioni non avevano Martin Freeman.

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