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Sandro Petraglia: «La guerra è finita? Racconta il passato ma guarda al presente»

Lo sceneggiatore svela i segreti della serie con Michele Riondino e Isabella Ragonese

la guerra è finita

MILANO –  «Circa tre anni fa ho ricevuto un documento da parte di Palomar, per la quale avevo già scritto Perlasca con Luca Zingaretti. Secondo il produttore Carlo Degli Esposti, in quelle pagine scritte da un ufficiale della Brigata Ebraica c’era qualcosa che poteva diventare un film per la tv: era un episodio storico poco conosciuto avvenuto a Selvino, un piccolo comune vicino a Bergamo, dove in una specie di centro rifugiati erano stati accolti dei bambini prima di trasferirsi in Palestina». Ricorda così Sandro Petraglia l’inizio del suo viaggio fra le pagine della Storia che ha poi dato vita a La Guerra è Finita, la serie targata Rai e disponibile anche su RaiPlay. Protagonisti Michele Riondino e Isabella Ragonese.

 La guerra è finita
Sandro Petraglia autore della sceneggiatura de La guerra è finita

LA REALTÀ «La storia mi aveva incuriosito quindi ho cominciato a leggere tutto quello che potevo trovare su esperienze analoghe avvenute in Inghilterra, Francia e Olanda. Ho trovato un libro inedito in Italia, Love besides hate, che raccontava quanto avvenuto a Lichfield (Inghilterra). Questo volume vede anche il coinvolgimento di Anna Freud. Quindi c’è una grande attenzione alla parte psicologica, quella più profonda, del disagio vissuto dai più piccoli. Inoltre già nel 1997 per Francesco Rosi avevo scritto la sceneggiatura de La Tregua, tratta dal romanzo di Primo Levi, dove si raccontava di un bambino che era morto subito dopo la liberazione del campo di Auschwitz. Questa volta ho pensato che si potesse partire un po’ dalla Storia, per poi essere libero di creare qualcosa di nuovo».

La guerra è finita
Michele Riondino e Isabella Ragonese sono i protagonisti de La guerra è finita

LA FINZIONE  «Ne La guerra è finita, il personaggio interpretato da Michele Riondino è inventato: Davide Pavia è un partigiano ebreo. Studiando ho scoperto che ce ne sono stati addirittura 2000 e che otto di loro sono stati decorati con la Medaglia D’Oro. Quindi mi è venuta l’idea di questo protagonista che ha perso la sua famiglia. Lo stesso vale per il personaggio di Isabella Ragonese. Anche se a Selvino c’era una pedagogista ebrea scampata ai lager, Matilde Cassin, nella serie c’è invece Giulia: una ragazza di buona famiglia, che per studiare si è trasferita in Svizzera, e ora vive con una specie di senso di colpa per essere stata esentata della Storia e per le azioni del padre, un industriale che ha fornito armamenti alla Germania».

La guerra è finita
Isabella Ragonese è Giulia al fianco dei piccoli rifugiati de La guerra è finita

PROCESSO ALLA STORIA «Ho scritto sempre cose storiche sul nostro Paese. Quando si fanno dei film molto vicini alla realtà come La strage di Ustica, Romanzo di una strage, sei condizionato dagli atti processuali. Non puoi inventare niente. Qui invece mi sono sentito molto libero. A me interessava raccontare non tanto la tragedia dei campi ma il dopo. Non tanto l’orrore, il fascismo, ma la ricostruzione, l’Italia antifascista che si avvia alla Costituzione. Quindi La guerra è finita si concentra sulla nostra Storia e non solo su quella dei bambini rifugiati».

La guerra è finita
Una scena de La guerra è finita

LE TESTIMONIANZE «Le storie dei bambini le ho pescate dappertutto. Dalla Survivors of the Shoah Visual History Foundation di Spielberg alla letteratura sulla Shoah. E poi ci sono materiali cinematografici eccellenti come Notte e nebbia di Alain Resnais e molti documentari sulla fine della guerra. Quasi tutti nel raccontare gli adulti non possono fare a meno di affrontare quello che è stato  l’orrore nell’orrore: non c’era nessun bisogno di deportare i bambini».

La guerra è finita
I giovani protagonisti de La guerra è finita

LA REAZIONE «Prima della messa in onda de La guerra è finita abbiamo fatto una proiezione al Pitigliani, il centro ebraico di Roma. In quell’occasione una signora ha raccontato di essere la nipote di un bambino che era stato a Selvino. Suo nonno poi aveva deciso di partire per la Palestina. Lui le aveva raccontato la sua storia e vederla sullo schermo l’aveva molto commossa. Per noi è stato un grande premio».

La guerra è finita
Michele Riondino e il piccolo Augusto Grillone

L’ATTUALITÀ «Penso che quando scriviamo il passato è come se scrivessimo il presente. Oltretutto il compito di uno scrittore, nel mio caso uno scrittore di cinema, è raccontare a volte la storia come presente e a volte il presente come storia. Niente è paragonabile alla Shoah, però sentiamo ancora parlare di centri per i rifugiati. La storia non si ripete mai nello stesso modo però si ripete o rischia di ripetersi. Io ero convinto che non avremmo più risentito quell’aria lì, quando ho cominciato a lavorare a La guerra è finita nel 2017. Nel frattempo però l’Italia si è incattivita. Tutto è diventato un po’ più duro, la Segre è finita sotto scorta. Nulla di tutto questo era prevedibile, però più mi addentravo nei fatti di Selvino e più pensavo che fosse un bene raccontare questa storia».

Qui potete vedere una clip de La guerra è finita:

 

 

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