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Madonna, gli Anni 90 e la paura dell’AIDS | Pose 2 raccontato da Janet Mock

A New York abbiamo incontrato la regista, che ci ha raccontato l’importanza della serie

Janet Mock disegnata su Instagram da Aurora Consolo.

NEW YORK – La prima stagione di Pose ci ha svelato una fiaba degli Anni Ottanta, ambientata nel mondo underground creato dalla comunità LGBTQ di New York City, la cosiddetta Ballroom Community. Ma cosa succede a quello spazio quando le porte si aprono ai curiosi? La seconda stagione della serie ideata da Ryan Murphy per FX (in Italia su Netflix) inizia nel 1990, quando Vogue di Madonna stava scalando la classifica Hot 100 di Billboard e la scena disco della città stava diventando potenzialmente mainstream. Noi di Hot Corn ne abbiamo parlato con la co-produttrice, sceneggiatrice e regista di Pose, Janet Mock, prima donna transessuale di colore a scrivere, dirigere e produrre uno show per uno dei principali network televisivi degli Stati Uniti.

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Janet Mock sul set della seconda stagione di Pose

«Il motivo per cui hanno creato quello spazio non era solo quello di avere uno luogo sicuro. Volevano un pezzo di ciò che avevano tutti gli altri», ha detto la Mock. Chi sono “tutti gli altri”? Semplice: le persone caucasiche, etero, cisgender. Nei favolosi Eighties, quindi, la scena notturna della città era nata dal desiderio di avere un assaggio del sogno americano che gli individui LGBTQ pensavano di non avere mai avuto. «Abbiamo creato un mondo fantastico dove ci erano permesse. Ma ora non è più solo un sogno, è divenuto realtà. Posso dirlo: Pose mi ha cambiato la vita», ha poi confidato.

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Janet Mock e Billy Porter sul set di Pose

In effetti, entro la fine del 2019, Janet Mock dovrà districarsi tra Pose e la prossima serie Netflix, The Politician. Una produzione che segna l’inizio della collaborazione con la società di Los Gatos, con la quale ha firmato un contratto multimilionario di tre anni (ancora una volta, è stata la prima donna trans di colore a farlo). «Capisco il peso e l’onore di essere la prima. Io sono il cavallo di Troia», ha raccontato in un video per Variety in cui annunciava la nuova partnership.

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Sandra Bernhard e Billy Porter in una scena della seconda stagione di Pose

Dunque, in questa seconda stagione dello show, Vogue rappresenta una sorta di filo rosso per i personaggi che per la prima volta nella loro vita si confronteranno con chi, Media in testa, cerca di conoscere i loro segreti. «Vogue coinvolgerà i nostri protagonisti in diversi modi: come reagiranno ai riflettori e all’attenzione che gli viene data in un mondo che hanno creato per loro stessi? Quando le porte si aprono, alcuni di loro vogliono che si chiudano, altri lo considerano come un’opportunità per un futuro più grande e reale. Come se fosse tempo di entrare finalmente in scena». E si parla anche di AIDS attraverso il personaggio di Sandra Bernhard, infermiera attivista che educa sui prodotti farmaceutici e sull’assistenza medica.

Sul set di Pose. Foto Credits: JoJo Whilden/FX

Parlando del suo passato, Janet Mock ha raccontato che Felicity, con Keri Russell, trasmesso tra il 1998 e il 2002, è stata la molla che l’ha spinta a trasferirsi a New York City per realizzare i propri sogni. Oggi, la regista si augura che Pose possa sortire lo stesso effetto sui giovani newyorkesi LGBTQ. «Spero che quando i ragazzi vedranno la serie pensino a voler diventare un regista, e non solo un attore», ha raccontato. E anche in quest’ultimo caso, Pose è risultato rivoluzionario, scritturando un numero record di attori transgender. Oltre a guadagnarsi l’elogio critico, lo show ha vinto il GLAAD Media award per le serie drammatiche e il Peabody Award 2019 per l’intrattenimento; è in lizza per quattro premi della Television Critics Association. E già si parla di Emmy.

  • Qui potete vedere il trailer della seconda stagione di Pose

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