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Freddie Highmore: «The Good Doctor? Credo sia quello che serve dopo una giornata difficile»

Johnny Depp, David Shore e Bates Motel: l’attore a Lille per Series Mania racconta i suoi progetti

Freddie Highmore
Freddie Highmore sul set di The Good Doctor

LILLE – Schivo, fino a sembrare introverso: Freddie Highmore accavalla nervosamente le gambe e si tortura le mani, ma guarda l’interlocutore dritto negli occhi. Non è stato facile imparare a distogliere continuamente lo sguardo, come fa Shaun Murphy, il giovane medico affetto da autismo che interpreta in The Good Doctor (in onda il 27 marzo su Rai Due il finale della seconda stagione, il mercoledì su FoxLife con la prima). La serie, che lo vede anche nel ruolo di sceneggiatore, regista e produttore, gli ha richiesto un certo sforzo per dare credibilità al ragazzo prodigio creato da David Shore, già deus ex machina di Dr. House. L’attore britannico, infatti, ha deciso di restare nel personaggio anche durante le pause, riguardando tutti gli episodi precedenti prima di tornare sul set. Celebre per aver interpretato Norman Bates in Bates Motel, Highmore ha stregato Tim Burton e ci ha accompagnato alla scoperta de La fabbrica di cioccolato, in cui ha ritrovato Johnny Deep dopo Neverland. La sua prossima sfida? Una serie tutta sua, dall’ideazione alla realizzazione come ha raccontato a Hot Corn al festival Series Mania, in corso a Lille, fino al 30 marzo.

Uno scatto dal profilo Instagram di Freddie Highmore.

L’ESORDIO «Non sono stato uno di quei bambini cresciuti di fronte alla telecamera. Ricordo solo che a 7 anni ero attratto da questo mondo, mi divertiva, ma ero lontano mille miglia da Hollywood. Ho continuato a fare la mia vita di sempre sia dopo Due fratelli di Jean-Jacques Annaud che dopo Neverland. All’epoca non ero cosciente di ciò che mi circondava, ma quelle esperienze, anni dopo, mi hanno portato a desiderare di tornare sul set e trasformarlo in un lavoro. Da Johnny Depp ai membri della troupe,tutti mi hanno sempre preso sotto la loro ala protettrice e aiutato con naturalezza spiegandomi cosa accadeva nelle scene più emotive, senza spaventarmi mai».

Una scena de La Fabbrica di Cioccolato di Tim Burton.

BATES MOTEL «Il periodo più dedicato della mia vita, il passaggio dall’adolescenza alla maturità, l’ho trascorso a girare Bates Motel. Resterà per sempre l’esperienza più indimenticabile della mia carriera. Dato che gli sceneggiatori erano a Los Angeles e il set a Vancouver, spettava a noi attori aiutare i registi che si avvicendavano a mantenere una coerenza narrativa. E questo ha fatto nascere in me il desiderio di essere coinvolto anche come sceneggiatore e regista, senza mai considerarlo un lavoro solitario. Per me si tratta di una collaborazione creativa ed è quello che cerco ogni giorno. Ho amato moltissimo Norman e, a dispetto di quanto si possa pensare, a me sembra una persona piacevole. Un po’ schizzata, ma è un bravo ragazzo. Non mi sono mai confrontato con quel capolavoro che è Psyco, ma sovvertirne la mitologia mi ha divertito».

Sul set di Bates Motel.

ADDIO, INNOCENZA «Bates Motel mi ha offerto la possibilità di essere considerato un angioletto tenero, un’immagine d’innocenza che ho instillato al cinema, ma che ormai non mi apparteneva più. Ho voluto rendere Norman umano, senza giudizio. Non dico che interpretarlo sia stato terapeutico ma mi ha fatto bene, tiravo fuori tutta la negatività sul set, mi sfogavo facendo fare a lui cose che mai avrei pensato di fare nella realtà. Interpretarlo, l’ho considerata una catarsi. E il resto del tempo lo passavo felice e beato».

Freddie Highmore
Un primo piano di Freddie Highmore in Bates Motel

THE GOOD DOCTOR «Shaun? Ricorda che l’umanità può essere buona e, dopo una giornata passata a leggere notizie funeste e guardare telegiornali catastrofici, è proprio quello di cui la gente ha bisogno. So che al pubblico piace definire un personaggio come eroe o antieroe, ma nel suo caso si tratta di un ragazzo che si sta facendo strada in un mondo in cui deve rispettare le regole. È una strada a doppio senso, anche gli altri devono imparare da lui, uscendo dai propri schemi e pregiudizi. La seconda stagione fa un passo avanti perché non tutto quello che lo riguarda è legato all’autismo, anzi molte sue scelte sono assolutamente personali e finalmente comincia a diventare responsabile di chi lo circonda, come con il suo mentore, il dottor Glassman. Quello che vorrei per lui? Che in futuro gli fosse offerta la responsabilità di un piccolo team da guidare».

Freddie Highmore sul set di The Good Doctor.

DAVID SHORE «Io non ho il dono della sintesi e ogni volta che vado da lui con contorte idee e lunghe elucubrazioni mentali lui non batte ciglio e mi sintetizza in una frase il cuore del discorso. È merito suo se sono in The Good Doctor. Avrebbe potuto solo firmare la serie e passare il resto del tempo in spiaggia su un’isola deserta, invece no, cura ogni dettaglio del telefilm, come ha fatto con Dr. House. Per inciso devo ringraziare Hugh Laurie: se non avesse fatto un ottimo lavoro, David Shore non avrebbe affidato un’altra serie ad un inglese!»

Una foto di gruppo dal set di The Good Doctor condivisa dall’attore su Instagram.

IL DOPPIAGGIO «Per Arthur e il mondo dei Minimei ho vissuto un’esperienza davvero magica perché live action e doppiaggio si sono fusi in un unico progetto. Certo, a volte mi sentivo un completo idiota a saltare e correre in questa stanzetta buia, da solo, per prestare la voce al protagonista. Poi mi hanno mostrato un esperimento. Hanno preso film famosissimi e hanno trasposto i dialoghi su un cartone animato. Con attori in carne e ossa il tono funzionava, ma abbinato ai disegni animati risultava piatto. Così mi sono convinto a liberarmi delle inibizioni e a osare… una sensazione straordinaria!»

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