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TFF38 | Vera de Verdad: Beniamino Catena e il cast raccontano il film

Il regista, Anita Caprioli, Marta Gastini, Davide Iacopini presentano il film Fuori Concorso al TFF38

vera de verdad

ROMA – Vera, una bambina di undici anni, scompare senza lasciare traccia. Due anni dopo ritorna ma, invece di essere adolescente, è una giovane donna. Non ricorda niente. I genitori sono sconvolti ma l’esame del DNA conferma che è davvero lei. Quando i ricordi riaffiorano alla memoria, Vera capisce di aver vissuto la vita di un uomo cileno, clinicamente morto, che dall’altra parte del mondo si era risvegliato nello stesso istante in cui lei era svanita nel nulla. Beniamino Catena presenta Fuori Concorso al 38° Torino Film Festival, Vera De Verdad. Un’opera potente e inclassificabile che intreccia, tra la Liguria e il Cile, fantasy e sentimenti, iperrealismo e ignoto. Ne abbiamo parlato con il regista e gli interpreti Anita Caprioli, Marta Gastini, Davide Iacopini.

Beniamino Catena e Marta Gastini sul set di Vera de Verdad
Beniamino Catena e Marta Gastini sul set di Vera de Verdad

LA GENESI «L’idea parte da una domanda che l’uomo si fa da millenni: cosa c’è oltre la vita? Cos’è la morte o, anche a prescindere dalla morte in sé, tutto ciò che c’è di ignoto e invisibile. Nel raccontare la storia di Vera ci siamo andati vicino all’invisibile e sono contento di come ci siamo riusciti. Sono appassionato di fantascienza e volevo raccontare un film di fantascienza senza dichiaralo. Dove l’effetto fantastico, come insegna Todorov, è quel momento di incertezza dove non sai se quello che hai davanti sia vero oppure no. Vera è un po’ questo». Beniamino Catena

Anita Caprioli

I SENTIMENTI «Tutto ciò che riguarda il fantastico e la fantascienza doveva rimanere sullo sfondo, rimanere una cornice ibrida dato che il film affronta più generi. E mi interessava che il film non fosse classificabile così come non lo è il personaggio di Vera. Qualcosa di nuovo, sconosciuto, ignoto, ibrido. Come un freak, come Vera. Ci interessava di più raccontare i sentimenti dei personaggi, senza dare troppe spiegazioni e senza ascoltare troppi dialoghi dato che siamo davanti a qualcosa di inspiegabile, di difficile da raccontare con le parole». Beniamino Catena

Una scena del film
Una scena del film

LE LOCATION «Vivo in Liguria e il film l’ho praticamente girato a casa mia (ride, n.d.r.) e poi trovavo bellissimo il promontorio di Punta Crena dove Vera fa il suo salto nel vuoto. Invece Tacama è il miglior luogo per osservare le stelle. Tutti gli osservatori astronomici sono lì e siamo riusciti a girare nel più importante. Il desiderio di Vera era perfetto localizzarlo lì, dall’altra parte del pianete, dove puoi osservare le stelle anche a occhio nudo». Beniamino Catena

Una scena del film

I MARLENE KUNTZ «La componente sonora era fondamentale per il film. Ho pensato subito a loro. Li conosco da vent’anni e i primi videoclip li abbiamo girati alla fine degli anni Novanta. Le loro sonorità mi sono sempre piaciute e credevo questo film potesse essere congeniale alla loro musica. Volevano cimentarsi in una colonna sonora e questa è stata l’occasione perfetta perché, secondo me, le loro chitarre per il deserto e i grandi spazi sono perfette ma anche per le note più intime e minimaliste della Liguria». Beniamino Catena

Vera de Verdad
L’atmosfera del film

LO STILE «Volevamo affrontare una storia così fantastica e impossibile con uno stile il più realistico possibile. Lo stile quasi iperrealistico delle scene in Cile quasi documentaristico fa da contrappunto agli elementi del racconto che sono invece molto rarefatti e che sfiorano il fantastico, il meraviglioso e la fantascienza. Quindi è stato un partito preso fin dall’inizio: “Giriamolo come un documentario, senza nessun orpello”. Più era forte il fantastico, più era importante girarlo in modo semplice, documentaristico». Beniamino Catena

Davide Iacopini sul set
Marcelo Alonso sul set

LA DOPPIA PERDITA «Quando Beniamino mi ha raccontato questa storia sono rimasta molto colpita perché racconta qualcosa che ci appartiene ma che raramente viene affrontato. E anche il personaggio della madre mi ha copiata. C’erano due elementi molto forti, da una parte la prima perdita e quindi il dolore inspiegabile di una madre che perde una figlia e dall’altra il desiderio di voler riempire quel vuoto. Il ritorno di questa figlia e il fatto che lei la riconosca ha a che fare con qualcosa che non è tangibile e razionale ma con la maternità, il riconoscimento di una madre nei confronti di una figlia che è qualcosa di ancestrale, istintivo. L’altro elemento è la seconda perdita. Quando questa figlia torna, lei capisce subito che la riperderà. C’è una sorta di accettazione che ha a che fare con un dolore profondo, quello di una madre che non può che accettare quello che la vita le propone. Quello che mi piaceva del racconto era proprio questa dimensione viscerale nel momento in cui tutti si fanno delle domande molto razionali lei, oltre a riconoscere gli elementi fisici, riconosce qualcosa che non tangibile». Anita Caprioli

Marta Gastini in Vera de Verdad
Marta Gastini in Vera de Verdad

VERA «La difficoltà nell’interpretare Vera c’è stata. È un personaggio bellissimo e molto complicato. Vera è una bambina quando scompare. Quando torna è una donna di trent’anni, o meglio il suo corpo è quello di una donna di trent’anni, ma il suo spirito è ancora quello di quella bambina. Bisognava trovate un equilibrio credibile tra un’immagine di un certo tipo e un’interpretazione con una sensibilità che doveva essere quella di una ragazzina. Un’undicenne speciale, capace di guardare la vita con una sensibilità più evoluta rispetto ai bambini della sua età. La sfida è stata anche quella di fare un viaggio, vivere una vita intera in un tempo molto breve. La difficoltà era proprio quella di dare questi stati di coscienza e consapevolezza». Marta Gastini

Davide Iacopini
Davide Iacopini e Marta Gastini

LE RISPOSTE «Il personaggio di Claudio per ricostruire la sua vita deve capire cosa sia successo. Mette la sua mente scientifica cin azione e cerca di capire in maniera lineare cosa sia successo . Ma la linearità non lo può aiutare quando iniziano ad esserci eventi strani che si susseguono. Decide di affidarsi a quello che vede succedere davanti i suoi occhi e arriva fino dall’altra parte del mondo per capire, trova una risposta. Forse non trova esattamente la risposta alla sua domanda ma trova forse qualcosa di più grande, la possibilità di accettare quello che è successo senza farsi troppe domane». Davide Iacopini

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