The Sun Rises on Us All (Il sole sorge su tutti noi), segna il ritorno di Cai Shangjun alla Mostra di Venezia con un dramma più che mai intimo dove amore colpa e redenzione si mescolano nel Guangdong meridionale. Dopo più di dieci anni dal Leone d’Argento per People Mountain People Sea (2011), il regista cinese riporta dietro la macchina da presa i conflitti morali e le crepe dell’animo umano, questa volta attraverso una storia senzaltro densa di pathos, ma non priva di contraddizioni. Cuore pulsante del film è senza dubbio l’interpretazione di Xin Zhilei, premiata con la Coppa Volpi: la sua Meiyun è la fragilità di chi tenta di costruirsi un futuro mentre il passato ritorna a reclamare i suoi debiti. Xin lavora su sfumature sottili, oscillando tra senso di colpa e desiderio di protezione, restituendo al personaggio una profondità che va oltre il semplice archetipo melodrammatico.

Accanto a lei, Zhang Songwen regala un Baoshu tormentato, capace di trasmettere la dignità silenziosa di un uomo che ha sacrificato la propria vita per amore e che, nel ricongiungimento, porta con sé il peso dell’ingiustizia. Feng Shaofeng, nel ruolo di Qifeng, offre invece un contrappunto di normalità borghese, incarnando un presente che si incrina sotto il ritorno del passato. Cai Shangjun mantiene una messa in scena che ricorda per rigore le tragedie classiche amplificando spesso i contrasti: spazi luminosi e ordinati della nuova vita di Meiyun contrapposti a ombre e interni opprimenti che evocano il passato sepolto.

Le migliori intenzioni del regista – esplorare il peso della colpa e la possibilità di redenzione – emergono chiaramente, ma non sempre trovano compimento: il rischio è che il film, pur sorretto da grandi interpretazioni, si trasformi in un’opera che rincorre troppo spasmodicamente la tragedia, perdendo quella misura che avrebbe potuto renderla (forse) universale. Con i suoi piccoli limiti The Sun Rises on Us All resta comunque uno dei film più riusciti dell’ultima edizione della Mostra. Anche soltanto per la capacità di imprimersi nella memoria grazie al volto e alla voce di Xin Zhilei, che con la sua vittoria alla Coppa Volpi segna una pagina di storia per il cinema cinese. Il sole del titolo, invece, più che promessa di rinascita, si rivela metafora di una luce che non cancella le ombre, ma che prova a metterle a nudo.
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