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Tim Curry è morto a 80 anni: addio all’indimenticabile Frank-N-Furter di Rocky Horror

L’attore britannico, icona di The Rocky Horror Picture Show e interprete di Pennywise in IT, è morto nella sua casa di Los Angeles. Dal teatro al cinema, passando per televisione e doppiaggio, una carriera lunga oltre mezzo secolo.

ROMA – Per intere generazioni il suo volto resterà inevitabilmente legato a quello del Dr. Frank-N-Furter, lo scienziato eccentrico e provocatorio che trasformò The Rocky Horror Picture Show in uno dei più grandi cult della storia del cinema. Tim Curry è morto martedì 25 agosto a Los Angeles all’età di 80 anni. La notizia è stata confermata dalla sua storica manager Marcia Hurwitz. L’attore si è spento nella sua casa di Toluca Lake; al momento non è stata resa nota la causa della morte. Dal 2012, quando era stato colpito da un grave ictus, Curry conviveva con diversi problemi di salute.

Attore, cantante e doppiatore, Curry ha attraversato oltre cinquant’anni di spettacolo muovendosi tra palcoscenico, cinema e televisione, ma è impossibile raccontarne la carriera senza partire proprio da Rocky Horror. Nato inizialmente per il teatro dalla mente di Richard O’Brien, The Rocky Horror Show gli affidò il personaggio destinato a cambiare per sempre la sua vita. Curry interpretò Frank-N-Furter prima sulle scene londinesi e poi a Los Angeles e New York, fino ad arrivare nel 1975 sul grande schermo con il film diretto da Jim Sharman.

Quello che inizialmente sembrava destinato a essere un insuccesso commerciale conobbe una seconda vita grazie alle proiezioni di mezzanotte. The Rocky Horror Picture Show diventò progressivamente un fenomeno collettivo, fatto di spettatori in costume, battute recitate insieme ai personaggi, balli e rituali che trasformavano ogni proiezione in uno spettacolo dentro lo spettacolo. Al centro di tutto c’era Curry, capace di costruire un Frank-N-Furter magnetico, irriverente e impossibile da confondere con qualsiasi altro personaggio.

Ma ridurre Tim Curry a Rocky Horror significherebbe raccontare soltanto una parte della sua storia. Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, e laureato in inglese e teatro all’Università di Birmingham, aveva iniziato professionalmente sulle scene londinesi nel 1968 con il musical Hair. Negli anni successivi aveva affrontato autori come Shakespeare, Brecht, Büchner e Tom Stoppard, costruendo una solida carriera teatrale prima ancora di diventare un volto riconoscibile in tutto il mondo.

Il palcoscenico rimase una componente fondamentale del suo percorso. Nel 1981 la sua interpretazione di Mozart nella produzione newyorkese di Amadeus gli valse una candidatura ai Tony Awards, mentre l’anno successivo arrivò una nomination ai Laurence Olivier Awards per The Pirates of Penzance. Anni dopo sarebbe tornato a Broadway con My Favorite Year e, soprattutto, nei panni di Re Artù in Monty Python’s Spamalot, ruolo interpretato sia a New York sia a Londra.

Parallelamente Curry costruì una filmografia popolata soprattutto da personaggi eccentrici, antagonisti e figure capaci di sfruttarne il talento per la commedia e il grottesco. Fu Rooster Harrigan in Annie di John Huston e si nascose sotto un elaborato trucco per diventare Darkness in Legend, il fantasy diretto da Ridley Scott. Nel 1985 interpretò il maggiordomo Wadsworth in Signori, il delitto è servito, altra pellicola che, proprio come Rocky Horror, avrebbe conquistato nel tempo lo status di cult.

Negli anni Novanta il pubblico lo ritrovò in titoli molto diversi tra loro, da Caccia a Ottobre Rosso a I tre moschettieri, passando per Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York, dove interpretava il concierge dell’Hotel Plaza, e I Muppet nell’isola del tesoro, in cui vestiva i panni di Long John Silver. All’inizio degli anni Duemila arrivarono poi apparizioni in film come Charlie’s Angels, Scary Movie 2 e Kinsey.

C’è però un altro personaggio che ha contribuito in maniera decisiva alla sua fama, soprattutto tra gli appassionati di horror. Nel 1990 Curry diventò Pennywise nella miniserie televisiva IT, primo adattamento per lo schermo del romanzo di Stephen King. La sua interpretazione del clown assassino entrò rapidamente nell’immaginario pop, contribuendo a rendere Pennywise una delle figure più riconoscibili dell’horror ben prima della nuova trasposizione cinematografica arrivata decenni dopo.

Importante anche il lavoro come doppiatore. Curry prestò la voce a numerosi personaggi di film e serie animate, da FernGully – Le avventure di Zak e Crysta a Rugrats, passando per I Rugrats a Parigi e La famiglia della giungla. Proprio il doppiaggio gli valse un Daytime Emmy per il ruolo di Capitan Uncino nella serie animata Peter Pan and the Pirates e diventò una parte ancora più centrale della sua attività dopo l’ictus che lo colpì nel 2012 e lo costrinse all’utilizzo della sedia a rotelle.

Nemmeno i problemi di salute riuscirono però a interrompere completamente il suo rapporto con Rocky Horror. Nel 2016 tornò nell’universo che lo aveva reso celebre partecipando come narratore al film televisivo The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, con Laverne Cox nel ruolo di Frank-N-Furter. Nel 2020 tornò ancora una volta al personaggio durante una lettura virtuale di The Rocky Horror Show.

Cinema, teatro, musica, televisione e doppiaggio: Tim Curry è stato uno di quegli interpreti difficili da racchiudere in un solo ruolo, anche quando quel ruolo è diventato infinitamente più grande del film che lo aveva generato. Frank-N-Furter rimarrà inevitabilmente la sua immagine più iconica, ma dietro corsetti, trucco e Time Warp c’era un attore capace di attraversare generi e linguaggi molto diversi. E di trasformare più di un personaggio in qualcosa destinato a sopravvivere al proprio tempo.

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