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The Butler | Forest Whitaker, Eugene Allen e la storia vera dietro il film

Dalle piantagioni di cotone in Virginia allo Studio Ovale: ma chi era il maggiordomo della Casa Bianca?

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MILANO – Anche se adattata e con qualche licenza poetica di troppo, è vera la storia raccontata da Lee Daniels in The Butler – Un maggiordomo alla casa bianca, con Forest Whitaker e Oprah Winfrey. Adattata, perché nonostante rappresenti accuratamente i fatti storici di quegli anni, lo stesso non avviene per la storia del maggiordomo, il protagonista che qui conosciamo come Cecil Gaines. Ma allora qual era la sua storia? Innanzitutto, il suo vero nome era Eugene Allen e nacque nel 1919 in una piantagione di cotone in Virginia. Nero, figlio di una famiglia di schiavi al servizio di proprietari terrieri bianchi. Niente da stupirsi, in quegli anni. Ma Eugene è diverso dai suoi coetanei: sa tenere un portamento adeguato e ha molta voglia di istruirsi. Ancora giovanissimo, si sposta a Washington dove inizia a lavorare come cameriere e incontra quella che diventerà sua moglie, Helene, e con cui avrà un figlio, Charles.

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Una scena di The Butler

Ma la vita di Eugene prende una svolta quando, informato da una sua conoscente di una posizione aperta alla Casa Bianca, sostiene un colloquio con il maître d’hotel Alonzo Fields che, impressionato dal ragazzo, lo assume. Inizia così a lavorare come garzone nelle cucine, facendo poi velocemente carriera fino ad essere promosso come maggiordomo personale del Presidente. A partire dal 1952, quindi, Eugene Allen, primo maggiordomo di colore alla Casa Bianca a cui venne permesso di lavorare a così stretto contatto con il Presidente, vede passare davanti ai suoi occhi la storia degli Stati Uniti. Il suo servizio e la sua buona indole gli permettono di avere un rapporto confidenziale con lo Studio Ovale, arrivando a stringere anche genuine amicizie con i Presidenti che si sono succeduti mentre lui continuava imperterrito il suo servizio.

La famiglia Allen insieme ai Regan alla Casa Bianca

Dal volo sull’Air Force One con Nixon fino alla vacanza a Camp David con Jimmy Carter passando per i rapporti speciali con Kennedy e Reagan. La sua lealtà e la sua professionalità lo resero un caro aiutante dei Presidenti e delle loro mogli, tanto che dopo l’assassinio di JFK, Jackie Kennedy gli regalò una delle cravatte del marito defunto come ricordo. Ricevette persino un invito ufficiale per il funerale, che lui però rifiutò, volendo commemorare il Presidente continuando a svolgere il suo lavoro e mantenere tutto in ordine alla Casa Bianca. E così anche Nancy Reagan, che invitò lui e sua moglie ad una cena di gala ufficiale.

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Un’immagine del film

Dalla Guerra Fredda al regime di Apartheid in Sud Africa, le scelte e le politiche che partivano dallo Studio Ovale scorrevano sotto i suoi occhi mentre aumentavano le preoccupazioni per il figlio Charles, che si era arruolato per combattere in Vietnam e una volta tornato era diventato investigatore del Dipartimento di Stato. Eugene si congedò dal servizio alla Casa Bianca nel 1986, dopo quasi trentaquattro anni di lavoro. Lui e sua moglie continuarono a vivere in tranquillità, scrivendo libri, rilasciando interviste e rimanendo sempre orgogliosi della loro vita. Nel 2008 venne invitato alla cerimonia di giuramento di Obama e nell’ultima intervista al Washington Post ricordò di quando immaginava come sarebbe stato avere, un giorno, un presidente di colore.

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