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La Fattoria dei Nostri Sogni | L’equilibrio della natura e un documentario rivelazione

Una promessa speciale, la natura e una sfida (im)possibile per una documentario rivelazione

La Fattoria dei Nostri Sogni
La Fattoria dei Nostri Sogni

ROMA – La natura? Una questione di equilibrio. O meglio, di sforzi continui per trovare un equilibrio. Una vera e propria sfida per l’essere umano che, da creatura razionale, cerca risposte immediate. Quello che però John e Molly Chester ci insegnano attraverso la loro esperienza di agricoltori moderni è però che ogni fattore, anche quello che all’apparenza sembra negativo, assume un valore essenziale per l’ambiente. La fattoria dei nostri sogni, documentario scritto e diretto dallo stesso Chester parla proprio di sogni. Quelli di una coppia di sposi, cameraman lui e food blogger e chef privata lei, che dopo il matrimonio decidono di comprare una fattoria. Una fattoria? Sì, una fattoria.

La fattoria dei nostri sogni
Il gallo Greasy e Emma

Ma cosa li ha spinti ad una decisione così naïf? Una promessa fatta ad un cane, Todd, un bastardino che i due hanno salvato da morte sicura e che con le sue intemperanze li ha “obbligati” a trovare una casa più grande. John e Molly incassano le prese in giro di amici e parenti, ma mese dopo mese riescono a trovare investitori desiderosi di partecipare al progetto. Ciò che hanno in mente, infatti, non è solo la classica fattoria da favola, ma un vero e proprio business ecologico, uno spazio virtuoso costruito secondo i criteri della coltivazione biologica e di una completa sostenibilità.

La fattoria dei nostri sogni
Una veduta di Apricot Lane protagonista de La fattoria dei nostri sogni

Ogni tassello del puzzle, insomma, dev’essere perfettamente inquadrato. Facile? No, nemmeno un po’ perché il terreno individuato, 200 acri a nord di Los Angeles è tutto fuorché un territorio accogliente. Con l’aiuto di un agronomo, Alan Taylor, a cui il documentario è idealmente dedicato, la coppia completa una tenuta diventata nel tempo un modello economico e ambientale. In circa otto anni i coniugi Chester riportano in vita un terreno ormai arido, lavorando a 75 varietà di coltivazioni biodinamiche e allevando 850 animali di diverse specie (impossibile non amarli), nel rispetto della loro qualità di vita. La sfida vera? Riuscire a considerare ogni singola difficoltà, un’opportunità per migliorare.

La fattoria dei nostri sogni
Una lavoratrice di Apricot Lane

In tempi di Amazzonia, Bolsonaro e cinismo, il messaggio che arriva da questo toccante documentario è uno solo: sì, si può fare. Possiamo davvero vivere in profonda connessione con la natura, possiamo davvero accettare di volta in volta le sfide che lancerà. Girato in tempo reale, con grande attenzione alle riprese, sia domestiche che en plein air, La fattoria dei nostri sogni è stato un vero e proprio caso negli Stati Uniti. Uscito lo scorso maggio in sole cinque sale, ha conquistato 285 schermi grazie al passaparola del pubblico, letteralmente incantato da questa storia di rinascita.

John e Molly Chester
John e Molly Chester a passeggio nella loro fattoria

«C’è stata una tensione continua tra i bisogni della fattoria e quelli del film. La cosa bella della natura e di una fattoria, in ogni caso, è che hanno ritmi propri e si può prevedere in anticipo cosa sta per succedere. Si tratta di osservare e stare lì ad aspettare che accada qualcosa», ha raccontato Chester, secondo cui questa stabilità è la formula perfetta sia per dirigere un documentario sulla natura che per mandare avanti una fattoria. Il segreto è osservare e giocare d’anticipo.

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Qui potete vedere il trailer di La fattoria dei nostri sogni:

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