in

TOP CORN | Venezia, un anno dopo. Perché riscoprire Shorta in streaming

Le influenze, la violenza e Walter Hill: i registi raccontano il film finalmente in digitale su CHILI

Jacob Lohmann, Simon Sears e Tarek Zayat in Shorta. Foto di Tine Harden
Jacob Lohmann, Simon Sears e Tarek Zayat in Shorta. Foto di Tine Harden

VENEZIA – Gli agenti Jens e Mike sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, 19 anni, dopo essere stato in custodia della polizia, facendo esplodere una rivolta nel quartiere. Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm sono i registi di Shorta – film caso presentato in Concorso alla Settimana della Critica un anno fa e ora finalmene disponibile su CHILI – che stupisce per la sua aderenza al reale e l’universalità dei temi trattati. «Non ci interessa esprimere giudizi ma capire perché le persone fanno le cose che fanno e come arrivano a vedere il mondo in un certo modo».

I registi di Shorta: Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm
I registi di Shorta: Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm

Il vostro film si apre con una frase tristemente attuale, “I can’t breathe”

Quella scena è in parte ispirata al caso Benjamin, accaduto quasi trent’anni fa in Danimarca, in cui un giovane è stato soffocato dalla polizia. Le sue ultime parole furono stranamente simili a quelle di George Floyd. Il modo in cui la scena iniziale rispecchia gli eventi recenti è tragico e scoraggiante. Ti fa pensare che nulla cambierà mai. Ma Shorta è una storia di speranza non un film politico. Guardare un film in un cinema è un’esperienza comune. Riunisce le persone. Ed è quello che vogliamo che faccia il film. La nostra speranza è che possa aiutare a rendere la conversazione su questioni difficili solo un po’ più facili.

I registi di Shorta
Una scena di Shorta

Razzismo, pregiudizi e brutalità della polizia. Temi attuali e senza tempo…

Il germe dell’idea era un concetto più ampio e ispirato a film di genere degli anni Settanta come I guerrieri della notte di Walter Hill e Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter. Connessioni con antieroi complessi e moralmente ambigui, film che raccontano storie sulla linea sottile tra giusto e sbagliato che diventa sfocata e distorta molto facilmente.

Simon Sears in Shorta
Simon Sears in Shorta

Come avete lavorato allo stile visivo del film?

Avevamo due riferimenti principali in termini di sviluppo del linguaggio visivo. Il primo è Il figlio di Saul di László Nemes. È molto restrittivo nel modo in cui mostra il pericolo e spesso senti molto più di quanto vedi. Un altro film è stato Salvate il soldato Ryan. Soprattutto il modo in cui Spielberg e Kaminski appoggiano la camera a terra, come se l’operatore fosse uno dei soldati e fosse coinvolto nel fuoco incrociato.

Jacob Lohmann in una scena del film
Jacob Lohmann in una scena del film

Quali sono le ispirazioni dietro Shorta?

Uno dei film che ci ha ispirato è Point Break. Spike Lee e David Ayer sono altre due influenze. Anche L’Odio di Matthieu Kassovitz ha avuto un impatto enorme su entrambi. Tanto che Shorta gli rende omaggio con un murales. Ma anche L.A. Confidential e la dinamica tra i due protagonisti: due uomini e agenti diversi, in disaccordo perenne ma che finiscono per influenzarsi e cambiarsi a vicenda. E poi c’è Nicolas Winding Refn. I suoi film non erano un punto di riferimento per Shorta, ma non possiamo sottovalutare l’importanza che il suo lavoro ha avuto su entrambi.

  • Volete vedere Shorta? Lo trovate su CHILI

Qui potete vedere il trailer di Shorta:

Lascia un Commento

VIDEO | Sabina Guzzanti racconta Spin Time al nostro Hot Corner di Venezia

Marzia Onorato: «Il mestiere dell’attrice? Sensibilità, umanità e libertà»