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L’ultimo genio | Scott Walker e il cinema, da Leos Carax fino a Vox Lux

Da Pola X a Robert Pattinson: le poche volte che il cantante incontrò il cinema? Memorabili

Scott Walker in un'immagine degli anni Sessanta.

MILANO – Nonostante le sue canzoni siano state utilizzate spesso e volentieri – dal suo grande fan Carlo Verdone fino al recente Old Man & The Gun con Redford in cui si ascoltava 30 Century Man  – Scott Walker e il cinema si incontrarono raramente e spesso malvolentieri. Lui, schivo ed enigmatico, amava il lavoro solitario e aveva un rispetto totale per la sua musica, difficilmente si concedeva a un regista che – e lui lo sapeva – avrebbe potuto tagliare a proprio piacimento la sua arte. Eppure le tre volte in cui Walker ha accettato di farlo, sono sempre risultate memorabili.

Un’immagine recente di Scott Walker, scomparso a 76 anni.

Il primo film per cui il cantante decise di cimentarsi con la scrittura fu Pola X, girato nel 1999 da un altro personaggio unico come lui, il regista francese Leos Carax. Il risultato? 55 minuti di musica che sparirono praticamente subito dalla circolazione e non stupisce oggi che su YouTube si trovi l’intera colonna sonora, ascoltata oltre un milione e mezzo di volte, un numero che fa capire quanto l’uomo e la sua arte fossero oggetto di culto.

Per ritrovarlo alle prese con uno score bisogna aspettare sedici anni e ringraziare un giovane talento come Brady Corbet, regista americano che lo convince a lavorare sul suo L’infanzia di un capo, film sottovalutatissimo che prima passa alla Mostra di Venezia e poi, nonostante il cast (Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Stacy Martin) si perde nei meandri della distribuzione uscendo in Italia poco e male. La colonna sonora invece esce ed è un’opera d’avanguardia, dissonante e purissima, sempre senza alcun tipo di compromessi.

Ultimo atto: è ancora Corbet l’anno scorso a coinvolgere Walker per Vox Lux, in cui Natalie Portman interpreta la popstar Celeste. Sulla colonna sonora il cantante collabora anche con Sia per Wrapped Up, ma il suo testamento è tutto dentro lo score originale, a partire da Opening Credits, apertura sui titoli di testa in cui è racchiuso tutto il genio di Walker.

 

Il film, ancora inedito in Italia, diventa così l’ultimo atto di un artista che seppe essere sempre imprevedibile, mai banale o scontato, spesso scomodo, mai accomodante e se davvero volete capire quanto fosse enorme il genio di Walker, andate poi a ripescare il documentario che nel 2006  Stephen Kijak girò su di lui. Si chiama 30 Century Man e a un certo punto appare perfino uno dei suoi innumerevoli e illustri fan: David Bowie.

 

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