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Robert Redford: «The Old Man and the Gun e la mia ultima corsa d’attore»

La pensione in arrivo e quella gita a cavallo che lo aspetta: il premio Oscar e l’incontro con Hot Corn

Photo Credits by Eric Zachanowich. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

TORONTO- Anche sulle leggende si spengono i riflettori. E, in quella categoria di icone, di certo c’è Robert Redford. Infatti, come annunciato, con The Old Man & the Gun (nelle sale italiane dal 20 dicembre), dice addio alle scene che, per sei decenni, ha cavalcato con grande fascino, stile, unicità. Il premio Oscar e attivista politico, continuerà – almeno lo si spera – nel suo impegno a favore del cinema, non solo come regista ma anche come padre del Sundance Film Festival, che prende il nome proprio dal suo grande personaggio di debutto in Butch Cassidy. Nel film diretto da David Lowery, ha deciso di onorare un genere a cui è particolarmente legato. Infatti, sul red carpet del TIFF, ha ricevuto un’accoglienza da mito non solo per i ruoli passati ma anche per quest’ultimo saluto, una sorta di caccia al topo tratta da una storia vera. Il film, infatti, racconta la rocambolesca evasione di Forrest Tucker che a settant’anni scappa dal carcere dopo una lunga carriera criminale. A inseguirlo ci pensa Casey Affleck nei panni del detective John Hunt.

Robert Redford in una scena di The Old Man and The Gun

L’ULTIMO FILM «La pensione? Questo nuovo capitolo della mia vita non lo intitolerei “la pensione”, ma un viaggio verso altri lidi. Ho iniziato a ventuno anni a fare questo mestiere ed è stata un’avventura davvero lunga di cui credo di averne abbastanza. The Old Man and the Gun sarà il mio ultimo progetto almeno come attore. Poi, per raccontare altre storie c’è sempre temp. Sul set volevo solo divertirmi, senza pensare alla parte agrodolce dell’addio. Cosa mi aspetta dopo? Una bella dormita e qualche gita a cavallo».

Il regista David Lowery e Robert Redford sul set di Pete’s Dragon.

THE OLD MAN «Fin da bambino sono sempre stato attratto dalla figura del fuorilegge e non è un caso che ne abbia interpretati una certa sfilza nella mia carriera. Ho abbracciato subito questo progetto perché il personaggio si adatta bene alla mia sensibilità. La caccia del gatto e del topo m’intriga moltissimo e mi sono divertito ad essere “inseguito” da Casey Affleck. Lui è il predatore e io la preda. Questa dinamica è affascinante: la preda sa che sta per arrivare il momento della cattura e il predatore è convinto che prima o poi la prenderà, eppure tra di loro c’è quasi un rapporto di amicizia perché si capiscono a vicenda e si possono godere questa continua tensione, ma soprattutto in un certo senso nutrono uno strano rispetto l’uno per l’altro. Il che rappresenta per me l’aspetto più stimolante di tutta la storia».

Sissy Spacek e Robert Redford nel film.

BIOPIC «Quello che mi attrae in un ruolo è la possibilità di catturare, anche se solo in parte, la complessità dell’animo umano. Rappresentare un personaggio in bianco o nero per me non ha senso, quello che mi attrae maggiormente riguarda la scala di grigi. Ovviamente quando sono riferiti ad una storia vera la cosa diventa ancora più interessante».

Capello di feltro e completo blu. Lo stile invincibile di Redford nel film.

IL DEBUTTO «La prima grande occasione è arrivata con Butch Cassidy e pensare che la produzione non mi voleva affidare il ruolo di Sundace Kid perché non sembravo all’altezza. A confronto di un’icona con Paul Newman potete immaginare il rischio che si sarebbe dovuta prendere. Per fortuna il regista ha insistito… Ricordo quando subito dopo ho percepito che qualcosa era cambiato, all’improvviso ero diventato riconoscibile, stavo quasi per montarmi la testa. Un giorno però stavo camminando per strada e un gruppo di ragazze si avvicina, abbassa il finestrino dell’auto, mi fanno un cenno e mi urlano: “Asshole”. Ecco, lì ho avuto il mio bagno d’umiltà».

Giù il cappello.

IL SUNDANCE «Il mio festival? Spesso i filmmaker non hanno l’opportunità di raccontare belle storie, così ho iniziato a creare uno spazio dove condividerle e mostrarle almeno ai colleghi. Il passo successivo è stato creare una piattaforma che le rendesse visibile e sono felice di esserci riuscito».

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