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Ricomincio da 25 | Pensavamo fosse amore e invece era Massimo Troisi

Un evento a Napoli, un incontro e il ricordo di un attore. Che venticinque anni dopo è più vivo che mai

Massimo Troisi rivisto da Hot Corn.

Era cominciato tutto per gioco, ma – dovevamo saperlo – per giocare si usano solo i fanti, i santi vanno lasciati stare. E San Massimo di San Giorgio a Cremano santo lo fu per davvero, maschera tragicomica in grado di lenire dolori e pene della vita, sguardo stralunato e spalle inarcate, filosofo pop di un’esistenza mai compresa fino in fondo. Abbiamo voluto riportare Troisi a Napoli, abbiamo voluto riportare al cinema Ricomincio da tre e la risposta è stata incredibile: due sale del Modernissimo subito sold out, cinquemila mail in una settimana, lettori che chiedevano anche quindici posti, tutto per (ri)vedere un vecchio film datato 1981, praticamente un’era geologica fa.

Uno, cento, mille Troisi. Artwork Rebecca Wang

Massimo, Massimo, eroe popolare, riflesso di una città e di un popolo, anche se il torto maggiore che gli si può fare oggi, a poco meno di venticinque anni dalla scomparsa, è considerarlo unicamente fenomeno napoletano, chiuderlo in un’etichetta, dentro un luogo, tra confini e limiti. Troisi nella sua carriera, purtroppo breve, ha giocato un campionato a parte, top player assoluto, degno compare di altri due fuoriclasse della Napoli degli anni Ottanta: Diego Armando Maradona e Pino Daniele. Troisi era Troisi, Troisi che ripensato oggi fa quasi genere a sè, non è commedia, non è un semplice comico, ma continua a essere dramma e risata, smorfia e poesia, vita vera e finzione.

Massimo Troisi versione Pulcinella sul set.

La vera domanda oggi è un’altra: cosa rimane venticinque anni dopo? E quanto rimane, in una società che in questi anni è radicalmente cambiata dal punto di vista della comunicazione, affogata dentro video, influencer, social media, inutilità varie? La risposta è sorprendente: tanto, tantissimo. Troisi è morto e pure rimane vivo come non mai, i suoi sketch su YouTube vengono visti e rivisti continuamente da generazioni che ancora non erano nate quando morì (cercate quella sui politici, è a 2 milioni e mezzo di views), il suo volto ritratto sui murales di Jorit sulla facciata esterna del Palaveliero di San Giorgio, il suo nome dato perfino a una scuola, rimasto nell’aria per sempre. Quasi come un passaparola.

Un dettaglio del murales di Jorit a San Giorgio.

E allora se – come diceva il suo postino – la poesia non appartiene a chi la scrive, ma a chi la usa, mai come oggi il cinema di Troisi appartiene a tutti noi, perché non è unicamente immagini in movimento ma antidoto indispensabile contro l’affanno quotidiano, non è cinema astratto bensì cosa concreta, utile per (soprav)vivere, utile per decifrare quell’enigma mai risolto chiamato vita. Il suo disincanto è il nostro, la sua ironia la nostra armatura. Amatelo, applauditelo, ricordatelo, ma non chiamatelo più però “il comico dei sentimenti”, “il volto di Napoli” o “l’ultima maschera”. Perché per definizione, il genio non ammette definizioni.

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