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«Raya e l’Ultimo Drago? Attuale e sorprendente» | I registi raccontano il film

La nostra intervista agli autori del 59° Classico Disney. Dal 2 aprile in digitale su CHILI

Raya e l'Utimo Drago
Raya e l'Utimo Drago

ROMA – Raya e l’Ultimo Drago è un Classico Disney diverso. E non tanto perché è ambientato in una cornice che ricorda e omaggia il sud-est asiatico, ma perché traccia nettamente il cambio di rotta per quanto riguarda l’eroina principale. Raya, infatti, non è (solo) una principessa, bensì anche (e soprattutto) una guerriera. A spiegarci il concetto, gli stessi autori, che abbiamo intervistato via Zoom poche settimane prima dell’uscita del film (lo trovate su CHILI). «Raya è una guerriera, ma anche una principessa. Tutto il film verte sul tema della fiducia, sulla fiducia persa e sulla fiducia ritrovata. La vediamo evolvere, ed è facile capirlo tramite i suoi occhi. Mi piace la sua ferocia, la sua forza. Sono un suo grande fan», ci dice uno dei registi Dan Hall.

Raya e l'ultimo drago
Un bozzetto di Raya

Il messaggio, poi, è di quelli fortissimi, come ci racconta l’altro regista Carlos López Estrada, da sempre influenzato dalla narrazione disneyana: «Dobbiamo continuare ad alimentare la fantasia. E devo ringraziare la Disney, sono cresciuto con loro, e questo ha modificato il mio modo di vedere le cose. Ha avuto un effetto su come vivo oggi. E mi auguro che Raya possa offrire questa opportunità a tutti. Fa riflettere e allarga la mente». Un film, questo, strettamente legato alla realtà e al contesto contemporaneo. «È un film personale. Dovevamo capire come riflettere sulle divisioni e sugli antagonismi», continua la produttrice Osnat Shurer. «Dobbiamo avere rispetto nostro e degli altri. Ci siamo innamorati di questo senso di appartenenza. Conta il noi, non l’io».

raya e l'ultimo drago
Un concept art di Raya

Come detto, la cornice del sud-est asiatico fa da protagonista, alterando e rivoluzionando sia il percorso di Raya che della nemica/amica Namaari. «Adoro Naamari, è fighissima. Nel film volevamo raccontare dei rapporti straordinari, e le relazioni che vediamo non si sono mai viste prima. Dovevano essere importanti e divertenti. Molte cose sono nate lavorando sul film, dai dettagli alle relazioni. Ma è tutta una lettera d’amore alla cultura del sud-est asiatico», racconta Adele Lim, la sceneggiatrice. Dello stesso pensiero l’altro sceneggiatore, Qui Nguyen, anch’esso vietnamita. «Per me preservare le tradizioni è importante. E fare un film così, che è un omaggio al sud-est asiatico, ha un valore forte. Raramente i nostri figli possono immedesimarsi con gli eroi che vedono in un film, appartenenti alla nostra cultura. È stato un dono da parte nostra».

Raya e l'ultimo drago
Raya e Sisu

L’altra grande protagonista del 59° Classico Disney è la fiducia. A tal proposito domandiamo a Dan Hall quanto la situazione attuale abbia influito sulla storia. «È stato interessante osservare come il film sia andato avanti insieme alla contemporaneità. La fiducia è il collante che tiene unito il mondo. È un film di grande attualità, i cattivi sono fonte di minaccia esistenziale e non sapevamo certo che sarebbe poi scoppiata la pandemia. Non è stato tutto pensato in anticipo, ma anche noi ci siamo sorpresi dell’attualità di Raya e l’Ultimo Drago». Una fiducia, però, che viene spesso tradita. E dunque, cosa succede quando questo accade nel mondo reale? A rispondere Carlos López Estrada: «Prima di Raya montavano tristezza e frustrazione, ma ora in caso di tradimenti cerco di trovare il terreno in comune, perché sono più le cose che uniscono di quelle che dividono. La verità è sempre molto profonda».

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  • Raya e l’Ultimo Drago: la recensione

Qui potete vedere il trailer del film:

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