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Prey | Solo un prequel di Predator? No, un riuscito romanzo di formazione

Il film di Disney+, diretto da Dan Trachtenberg, ci porta indietro al tempo dei Comanche

Prey, su Disney+ dal 5 agosto
Prey, su Disney+ dal 5 agosto

ROMA – Sì, potrebbe essere vero, Hollywood sta seguendo e inseguendo formule e titoli immediatamente riconoscibili dai fan, garantendo loro una continua attesa che, appunto, va a giocare con i film e le saghe cult. Un male? Non necessariamente, se consideriamo un esempio specifico come Prey firmato dal bravo Dan Trachtenberg, quello di 10 Cloverfield Lane. Un film che si inserisce nell’universo cinematografico di Predator ma, per volere dello stesso regista, su sceneggiatura di Patrick Aison, è soprattutto un racconto di formazione che ci riporta indietro di trecento anni, tra il New Mexico, il Colorado e l’Oklahoma.

Amber Midthunder è Naru in Prey
Amber Midthunder è Naru in Prey

Va da se che il film – direttamente su Disney+ – è senza ombra di dubbio il miglior Predator dai tempi di John McTiernan, proprio perché non cerca il confronto bensì insegue una storia nuova inserita a sua volta in una cornice che fa (davvero) la differenza. Al centro della storia c’è una ragazza, Naru (Amber Midthunder, una rivelazione), guerriera scaltra e intelligente. Nonostante la giovane età, intende difendere il suo popolo da una minaccia inaspettata e feroce: un essere venuto da molto lontano, un predatore armato e con una tecnologia mai vista prima. Lo scontro sarà naturalmente agguerrito, ma il senso di Prey non risiede (solo) nelle scene d’azione, ma anzi c’è una meticolosa attenzione all’intera economia filmica: fotografia, sfumature, un’ottima colonna sonora.

Gli autori, infatti, hanno voluto ricreare un film che rispettasse e fornisse un ritratto preciso dei Comanche e delle loro tradizioni, garantendo un marcato livello di autenticità. Per questo motivo Prey è prodotto anche da Jhane Myers, nativa Comanche, mentre il cast è composto quasi interamente da attori nativi, come l’esordiente Dakota Beavers. Ciò che resta poi di Prey, e che lo rende a tutti gli effetti un prequel che potrebbe vivere di vita propria, senza essere legato ad un franchise ingombrante come quello di Predator (gli ultimi film della saga, beh…), è proprio il viaggio eroistico e umano di Naru, in correlazione con una Natura selvaggia che influenza in modo costante il climax del film e, di conseguenza, la maturazione della protagonista.

Una scena di Prey
Una scena di Prey

Dan Trachtenberg, che sa usare la macchina da presa dosando il tempo essenziale della tensione (dimostrandolo già con il suo film d’esordio, ossia 10 Cloverfield Lane, anch’esso legato ad un franchise), si sofferma sul fango, sulla terra, sul cielo stellato, sull’oscurità dirompente che avvolge l’opera, dandole un fascino primordiale, a metà tra l’aureo e l’inquietante. Del resto, nel bosco, tra orsi e acque cristalline, si aggira il male assoluto che, tra le righe (ma nemmeno poi tanto), è molto simile a quei Conquistadores che, con il sangue e lo sterminio, hanno manomesso il corso del tempo. Ma questa è un’altra storia.

  • VIDEO | Qui il trailer di Prey:

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