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Tra Persepolis e il Sud America: un romanzo di formazione chiamato Virus Tropical

Cose da non perdere al Milano Film Festival: un cartoon atipico per un viaggio di crescita

MILANO – Cartone, documentario d’autore oppure film d’animazione? Cos’è esattamente Virus Tropical, che vedremo al Milano Film Festival? Tratto dall’omonima graphic novel del 2011, è la storia di una ragazza nata nella classe media di Quito, capitale dell’Ecuador, a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta. Dal punto di vista grafico, l’animazione dell’esordiente Santiago Caicedo riprende il netto bianco nero e le linee decise e infantilesche dell’illustratrice Powerpaola alias Paola Gaviria – da cui prende storia e autobiografia ragionata – con l’aggiunta di ornamenti e dettagli che fanno sembrare alcune immagini un Klimt senza colori. Come spesso avviene nei romanzi di formazione, non si assiste ad una narrazione lineare di fatti, ma alla crescita interiore attraverso salti temporali e la problematizzazione di alcuni piccoli, significativi, avvenimenti. Impossibile non pensare a Marjane Satrapi e Persepolis (se vi è piaciuto, adorerete Virus Tropical).

Il curioso titolo nasce da una frase che il medico avrebbe detto alla madre di Paola durante la sua terza (inaspettata) gravidanza: «No signora, è impossibile che lei sia incinta, questo è sicuramente un virus tropicale». Da questo strano e singolare inizio, vediamo la protagonista crescere rapidamente, tirare a campare aspettando la sua occasione e, nel frattempo, semplicemente vivere, sbagliare e conoscere il mondo e l’amore, trasformandosi da bambina-ultima-arrivata (ha altre due sorelle) a giovane donna indipendente.

In Virus Tropical non c’è una riflessione sulla società (che resta sullo sfondo), perché il tema centrale sono i rapporti che Paola ha con il mondo esterno: il primo approccio avviene naturalmente con la sua strana famiglia, dalla madre cartomante al padre, un prete spretato clandestino. E se già la situazione era bizzarra, con il trasferimento in Colombia, tra la nuova scuola, i cartelli della droga che iniziano a spartirsi il territorio, l’emancipazione di Paola si fa ancora più complicata, tra punk e sesso. Da attenta osservatrice del mondo, crescendo la ragazza imparerà a scoprire se stessa.

Film d’animazione molto godibile, con una leggerezza che riesce a trasformare il materiale melodrammatico in ironica commedia del divenire, Virus Tropical è opera da non perdere anche perché è un omaggio sincero ad un certo tipo di femminilità, coraggiosa e riflessiva. Dove vederlo? Sarà proiettato per la sezione Lungometraggi al Milano Film Festival il 29 settembre alle 19.30 (Anteo, in Sala Astra) e il 2 ottobre alle 17 (allo Spazio Oberdan).

Qui potete vedere il primo trailer:

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