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Ottant’anni dopo: perché dovete rivedere Furore oggi

John Steinbeck, Henry Fonda e la Grande Depressione: il film di John Ford racconta il nostro presente

Prima c’era stato il libro. Un libro grandioso, pieno di dettagli, critico nei confronti della società americana, ambientato negli anni della Grande Depressione, poi definita Grande Umiliazione, dove ad essere umiliati furono gli ultimi, quelli che non avevano nulla a cui appoggiarsi. Poi, un anno dopo, siamo nel 1940, ecco arrivare anche il film, Furore – che potete trovare su CHILI nella vetrina di film scelti de La Stampa – con Henry Fonda che diventa Tom Joad e s’imbarca su un improbabile camioncino con tutta la famiglia per cercare fortuna in California, la California delle arance, delle colture specializzate che possono dar lavoro, la stessa California che fu la terra dell’oro nel West, ancora vista come l’America degli Americani.

Henry Fonda è Tom Joad.

Dopo il viaggio invece, arriverà la dura realtà, quella che racconta di una guerra tra poveri per un piatto di minestra, una guerra in cui chi è arrivato prima cerca di difendere la posizione, passando sopra a chiunque. Niente empatia, niente riconoscimento dell’individuo, niente di niente. Interessante che a raccontarci le pagine di John Steinbeck sia proprio John Ford, accusato da tutti – spesso non a torto – di essere uno dei grandi conservatori di Hollywood. E invece, è incredibile osservare come alcune riprese fatte da Ford in Furore nei campi di lavoro rimandino immagini a noi note, che sarebbero arrivate più tardi.

Una scena di Furore.

Ci sono reti e filo spinato, l’ingresso di un campo con l’insegna, le guardie con il bastone e il distintivo. Siamo nel 1940 e l’esistenza dei campi di lavoro in Germania si saprà solo dopo il 1945. Ma rivisto oggi Furore che effetto fa? Magnifico, doloroso, attuale, perché la realizzazione del film è quella dei grandi maestri, non solo per la regia di Ford e la faccia di Fonda, anche per la fotografia di Gregg Toland, bianco e nero che sa di neorealismo – che sarebbe venuto poi – e quell’uso della pellicola in 4:3, un tempo normale, ma che oggi sembra fatto apposta per farci concentrare sui personaggi e su dialoghi costruiti perfettamente, e non a caso lo stesso Steinbeck partecipò alla trasposizione del libro in sceneggiatura.

Un’immagine del film.

Furore vinse poi l’Oscar per la miglior regia e attrice non protagonista, una grande e dolente Jane Darwell, ma attenzione alle interpretazioni di Fonda e John Carradine, sempre al confine tra cinema e teatro, finzione e vita vera. Film indispensabile, ieri come oggi, immagini di settantotto anni fa incredibilmente profetiche e, purtroppo, capaci ancora di raccontare il nostro presente.

Volete (ri)vedere Furore? Lo trovate su CHILI

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