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Marzia Onorato: «Il mestiere dell’attrice? Sensibilità, umanità e libertà»

Giovane, intelligente, bravissima. L’attrice partenopea è protagonista in Qui Rido Io di Mario Martone

Marzia Onorato

ROMA – Ormai non ci sono più dubbi: il futuro (e il presente) del cinema italiano è in buonissime mani. Le nuove attrici e i nuovi attori, tra cinema e serialità, stanno diventando sempre più un punto di riferimento per la nostra industria, mostrando talento innato, intelligenza, disponibilità artistica oltre che umana. E poi, sì, sono estremamente pronti per il successo internazionale, conoscendo perfettamente l’inglese e avendo una profonda consapevolezza cinefila (che non è cosa da poco). Tra i molti nomi che Hot Corn segue con affetto, c’è la rivelazione Marzia Onorato, napoletana classe ’04, capace in una manciata di anni di essere (già) diretta da un regista come Mario Martone, che l’ha voluta nel ruolo (non facile) di Titina De Filippo in Qui Rido Io, presentato in Concorso a Venezia 78.

Marzia Onorato. Foto di Pepe Russo
Marzia Onorato. Foto di Pepe Russo

Così, in un’infuocata mattinata romana di metà agosto, l’abbiamo chiamata per una lunga chiacchierata, in cui siamo partiti da un concetto importantissimo. La passione. “Da quando sono piccola ho la passione per le interpretazioni. Pensa, ho iniziato in classe, alle medie, con le imitazioni, mi riuscivano spontanee. A scuola divenni famosa per questo, oltre che per le recite… Diciamo che poi la cosa si è fatta davvero seria quando facevo nuovo sincronizzato. Per un provino cercavano chi sapeva stare molto sotto acqua (la serie era Sirene, su Rai 1 nel 2017 nda.). E ho scoperto che avevo questo talento da sempre”, ci ha raccontato Marzia. Il primo ruolo da grande schermo poi è arrivato nel 2019, nel divertente Sono Solo Fantasmi di Christian De Sica.

Marzia Onorato in Qui Rido io di Mario Martone
Marzia Onorato in Qui Rido io di Mario Martone

“Ricordo che quando sono arrivata dovevamo girare una scena con molte persone, con la truppe, con le comparse”, continua l’attrice, “Ero abituata, ma fu un’emozione diversa, perché mi sarei vista al cinema per la prima volta. La situazione era frenetica ma serena. Si potrebbe aver paura di confrontarsi con i grandi attori, ma poi quando si lavora insieme si è tutti colleghi…”. Il tema del discorso poi si sposta proprio sulla bravura dei nuovi interpreti (e nel cast di Qui Rido Io c’è un altro giovane molto bravo, Eduardo Scarpetta), e l’opinione di Marzia Onorato è molto chiara: “Credo dipenda da un cambio di generazione, noi siamo pronti a tutto. Anche se facendo riferimento ai social, credo questo influisca molto sul nostro essere e sul nostro lavoro. Abbiamo degli ottimi esempi, dei miti, a cui facciamo riferimento: una ragazza che vuole diventare attrice ha molto materiale per ispirarsi e su cui studiare, soprattutto negli ultimi periodi poi sono comparse agenzie e scuole di recitazione”.

Marzia Onorato. Foto di Pepe Russo

Prosegue, “Sta cambiano qualcosa, non sempre in positivo però. Mi spiego: oggi lo si riconosce subito se un attore farà strada, senza che si accontenti solo del proprio narcisisimo. Perché essere un’attrice vuol dire andare oltre l’apparenza. Penso a Mastroianni, che faceva l’attore perché era un tipo schivo. I miti? Da brava napoletana ti dico Sophia Loren, icone del genere non nasceranno più. Dopo il film di Martone ho approfondito la storia del teatro, e Titina De Filippo è una grande esempio, in un certo senso mi ha cambiata. E poi anche Jeanne Moreau, per me un’altra leggenda”. E, da una leggenda ad un’altra, dato che Qui Rido Io racconta la figura di Eduardo Scarpetta (interpretato da Toni Servillo). “Ho fatto un provino, come si fa sempre, finché non mi sono ritrovata a fare otto mesi di provini!”, racconta Marzia, “La preparazione vera è iniziata un mese prima delle riprese, abbiamo preparato il personaggio con Anna Redi, e abbiamo visto molti film, molti documentari su Titina De Filippo”.

I protagonisti di Qui Rido Io
I protagonisti di Qui Rido Io

Poi, “C’è stata una preparazione individuale, continuando ad informarmi. Con il resto del cast dovevamo creare un legame sullo schermo, che ci avrebbe riportato in quell’epoca. Servillo l’ho conosciuto piano piano, abbiamo parlato poco tra un ciak e l’altro, però quando l’ho rivisto mi ha detto che, vedendo una mia scena, si emozionò particolarmente. È stata una cosa molto bella avere al fianco un attore così”. Qui Rido Io, tra l’altro, mostra quanto il mestiere dell’artista sia carico di responsabilità sociali oltre che culturali. Allora, in chiusura, l’attrice – appunto, giovanissima ma già molto molto matura – ci dice che, “Essendo un mestiere artistico, limitarlo sarebbe un paradosso. È un lavoro che deve avere sensibilità, umanità, anima – limitarsi non è una cosa bella. Ovviamente ci sono delle regole, ma se si fa una rivoluzione positiva ben venga se si cambiano le cose in meglio. Oggi, purtroppo, la cultura sembra stia andando verso una deriva, e c’è poca voglia di imparare”. Ora avete capito perché il cinema italiano è in buone mani?

Qui l’intervista video a Marzia Onorato:

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