ROMA – C’è tutto: scrittura, regia e, al momento giusto, anche qualche brivido di terrore, in una Napoli infestata dai fantasmi. Nel cuore, poi, la sua ovvia vena da cinema (nazional)popolare, quello che Christian De Sica, in cinquant’anni di carriera (e qui alla sua nona regia, affiancato dal figlio Brando), non ha mai rinnegato. Anzi. E, proprio per questo, Sono Solo Fantasmi – sì, a sorpresa, lo confessiamo – riesce nei suoi tanti e ambiziosi intenti: far ridere e far sorridere, omaggiare certe atmosfere e un certo cinema, sotto e dentro la cornice napoletana (e non è poco). Con le sue credenze, le usanze e le sue tradizioni. Sacre e profane.
![](https://hotcorn-cdn.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/wp-content/uploads/sites/2/2019/11/13120901/coverlg.jpg)
La storia? Scritta da De Sica, insieme alle firme di Andrea Bassi e Luigi Di Capua, su soggetto di Nicola Guaglianone, ha per protagonista tre fratellastri (De Sica, Gian Marco Tognazzi e Carlo Buccirosso) che, tornati a Napoli per riscuotere l’eredità di un padre spendaccione e vizioso, si improvvisano nientemeno che acchiappafantasmi, mettendo su una bislacca attività anti-paranormale nel bel mezzo di Spaccanapoli, con l’aiuto di un medaglione egizio, vasi da conserva e una buona d’ose di improvvisazione.
![](https://hotcorn-cdn.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/wp-content/uploads/sites/2/2019/11/13121450/sono-solo-fantasmi-recensione.png)
Allora, in un gioco lungo un’ora e quaranta, si alternano situazioni splastick e citazioni visive niente male (addirittura il Golconda di Maigret!), davvero poco viste nel nostro panorama cinematografico odierno, dove i tre protagonisti assoluti, senza sbracciare e togliersi spazio, sono i mattatori di una commedia che richiama quei film di situazioni che tanto hanno fatto la fortuna della filmografia italiana, mischiandoci dentro le atmosfere e i volti imperfetti che hanno reso grandi i film di papà Vittorio.
![](https://hotcorn-cdn.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/wp-content/uploads/sites/2/2019/11/13121021/sono-solo-fantasmi.jpg)
Infatti, pur parlando di fantasmi (simbolo che aprirebbe a più e più metafore, come quella del ricordo), la pellicola ammicca qua e là alla sua figura e, più in generale, a quelle parole non dette tra un padre e un figlio. Il tono, così, non è mai sbagliato, né troppo alto né troppo basso: le risate, grasse e fragorose, sono il filo conduttore, mentre De Sica, Tognazzi e Buccirosso si divertono ad essere attori di una farsa a cui è impossibile resistere. Aspettando, chissà, un secondo capitolo.
Qui la nostra video intervista a Christian De Sica, Gian Marco Tognazzi e Francesco Bruni:
Lascia un Commento