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Martin Scorsese: «The Irishman? Volevo fare un film con i miei vecchi amici»

Il romanzo, la malinconia, gli schermi: il regista arriva alla Festa del Cinema per presentare il suo film

Martin Scorsese al photocall di The Irishman. Foto Elena Sudati

ROMA – «Devo entrare io?». Martin Scorsese scherza con Antonio Monda, Direttore artistico della Festa del Cinema, mentre sale sul palco di una sala gremita pronta ad applaudirlo dopo la visione di The Irishman. Il film evento da tre ore e mezza costato 160 milioni di dollari con protagonisti Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci che, dopo il passaggio in sala dal 4 novembre, sarà disponibile dal 27 su Netflix. La piattaforma streaming che ha prodotto il film quando nessuno a Hollywood, a detta del regista, era interessato ad investire sul progetto. Un racconto epico che intreccia Storia, criminalità e l’uso di effetti speciali che ringiovaniscono i suoi protagonisti di quarant’anni. «Per me era l’unico modo per fare il film» ha sottolineato Scorsese tornando anche sulla polemica che l’ha visto protagonista, tra cinecomics, sale cinematografiche e il futuro del cinema…

Martin Scorsese e la produttrice di The Irishman Tillinger Koskoff

LA GENESI «Io e Robert, dopo Casinò, volevamo fare un altro film insieme da molto tempo. Mi ha parlato di questo libro, L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa, scritto da Charles Brandt e basato sulla vita di Frank Sheeran. Mi ha descritto questo personaggio e subito ho capito che si trattava di qualcosa di speciale dal sentimento e dall’emozione con cui me ne parlava. Nel tempo il film è stato cancellato molte volte e noi andavamo avanti con gli anni. Questo credo ci abbia permesso di capire ancora meglio temi come amore, mortalità, rimorso. E non importa che il film sia ambientato in un’epoca distante dalla nostra. Il conflitto morale e la condizione umana sono attuali. Nel film c’è anche una componente malinconica che ritengo essere confortevole perché fa parte della vita e dell’accettazione della sua fine».

Al Pacino è Jimmy Hoffa in The Irishman

ROBERT & AL «Tornare a lavorare con Robert è stato fantastico. L’unica indicazione che gli ho dato è stata: “Resta nel personaggio”. Con Al Pacino, invece, non avevamo mai lavorato insieme prima. Ci aveva presentati molti anni fa Coppola e negli anni Ottanta avremmo dovuto lavorare ad un progetto su Modigliani ma poi non se ne fece mai nulla. Per Robert era perfetto per il personaggio di Jimmy Fonda e la loro relazione nel film è stata fantastica perché entrambi erano sempre presenti».

Una scena del film

GLI EFFETTI SPECIALI «Il ringiovanimento degli attori? Per me era l’unico modo per fare il film. Altrimenti avremmo dovuto trovare degli attori più giovani ma era una cosa che non mi interessava. Volevo fare un film con i miei amici. Ci abbiamo lavorato a lungo, e ogni settimana la tecnologia migliorava. A Hollywood nessuno voleva darci i soldi per fare il film. Netflix è l’unico che ci ha appoggiato anche nell’esperimento degli effetti speciali. Questa era la chiave: la completa libertà. Mi ha anche dato sei mesi per lavorare alla post-produzione. Sono in ritardo di sei mesi su tutto! (ride, ndr)».

Martin Scorsese a Roma

GLI SCHERMI «Per vedere un film, prima deve essere realizzato. Negli ultimi anni per fare i miei film ho avuto molte difficoltà e ho lavorato a produzioni indipendenti. Ma è anche vero che oggi le possibilità del cinema sono infinite, dagli ologrammi alle realtà virtuale, e gli schermi si sono moltiplicati. Certo, la sala rimane il luogo ideale ma ora sembra destinata solo ai cinecomics e forse un film come The Irishman sarebbe stato penalizzato».

  • The Irishman | Scorsese, De Niro e quell’epico racconto cinematografico 

Qui potete vedere il trailer di The Irishman:

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