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L’ultimo Blockbuster del mondo e quel tempio di una nostalgica cultura pop

Gli scaffali, le VHS e le caramelle gommose: il mausoleo di un ricordo immortale. Colorato di giallo e blu

ROMA – Per chi è nato negli Anni Ottanta, il cinema non è (solo) il buio e il grande schermo. Invece, è un’idea, una concezione, è un’insegna blu e gialla. È un odore di plastica mista all’emozione di poter scegliere quella grande, piccola videocassetta da consumare tra una pizza e una Coca-Cola, con la fidanzata o con gli amici. Portando a casa, il sabato sera, Steven Spielberg, George Lucas, Robin Williams e Julia Roberts, Sylvester Stallone e Sigourney Weaver, Kevin Costner, Aladino o il leone Simba, Tom Hanks e Meg Ryan. Molto prima del digitale, di Netflix e delle piattaforme dall’illimitata e comoda scelta.

Il Blockbuster di Bend, Oregon. Oggi, anche meta turistica.

Un’epoca memorabile e sì, diciamolo, grandiosa. Per il cinema, per il pubblico, per la nostra amata cultura pop. Capace, come in questo caso, di creare il ricordo di un cinema di cui sentiamo la mancanza. E, allora, non deve stupire se il New York Times ha dedicato all’ultimo Blockbuster dell’universo (sì, siamo già nella sezione sci-fi…) una column da prima pagina. Dove si trova? Al 211 NE Revere Ave di Bend, Oregon, tra una pompa di benzina, le strade larghe e le nuvole basse a sfiorare i tetti delle sparute costruzioni. Così, dietro la chiesa del villaggio, l’ultimo mausoleo del cinema Anni Novanta, conta 4000 iscritti, con una crescita quasi giornaliera. Incredibile.

Lontano chilometri dal penultimo rimasto – in Australia, e chiuderà purtroppo entro fine marzo – il Blockbuster di Bend diretto da Sandi Harding («Siamo orgogliosi di essere ancora aperti», ha detto alla CNN), legato da un contratto con la Dish Network che gestisce lo storico marchio, è molto più di un nostalgico posto che non vuole svegliarsi nel domani. Bensì, è la testimonianza diretta verso un passato indimenticabile, di quando i sogni erano a portata di mano, desiderando di essere un po’ Tarantino, un po’ Clerks, un po’ Dawson Leery. Ascoltando i consigli di quel ragazzo più grande di noi, la guida da seguire nelle corsie, nel bel mezzo delle novità, dei titoli assurdi e proibiti, mainstream e film d’autore. E quanta invidia per lui che faceva il lavoro dei nostri sogni. Tutto il giorno lì, a guardare film su film.

Last Blockbuster in the… World.

Ma com’è possibile che ci sia ancora un Blockbuster immortale? Per capirlo, bisogna fare un giro al suo interno – su Google Maps ci sono molte foto dettagliate –, dove tutto è rimasto esattamente come in un 1998 qualsiasi. Ecco le caramelle gommose vicino il bancone, i biscotti al burro d’arachidi, le bibite gassate, t-shirt, tazze e cappellini. Tutto, con marchio originale Blockbuster. Insomma, un tempio della memoria, il villaggio di Asterix che resiste all’invasione di un moderno impero. E, considerando che a Bend, anche la connessione internet viaggia lenta, la strada verso la completa estinzione, è lontana. E non è un caso che in Captain Marvel, Brie Larson atterri sulla terra del 1996, schiantandosi proprio dentro uno di quei mitici video store.

Del resto, le mode e gli stili non sono altro che un moto ciclico, e la stoica resistenza di Bend, è una leggenda vivente che potrebbe incredibilmente riscrivere la storia. Tanto che, sull’ultimo Blockbuster – che ha anche un profilo Twitter -, si sta già preparando un documentario, diretto dai filmmaker Taylor & Zeke. Lo scorso anno, su Kickstarter, hanno lanciato una raccolta fondi che, nel giro di poche settimane, ha raggiunto il goal necessario per la produzione. E, c’è da scommettere (anche vedendo il trailer), che The Last Blockbuster lo vedremo presto. Magari, proprio su una di quelle piattaforme digitali di quel futuro che a Bend, Oregon, non arriverà mai.

Qui il trailer preview del documentario The Last Blockbuster:

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