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Nel labirinto delle tartarughe e quel cartone animato sulle tracce di Luis Buñuel

La Spagna, il cinema, l’arte: il regista Salvador Simó racconta la genesi di un’opera unica

Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe
Luis Buñuel nella versione animata de Nel labirinto delle tartarughe

MILANO – Trentotto anni dopo è ancora vivo, come tutti i grandi, come solo i grandi. Il tempo non lo ha scalfito, non lo ha invecchiato, anzi ne ha amplificato l’arte a dismisura, rivelando cose che allora molti non capirono. Non è dunque un caso – non è mai un caso – se oggi Luis Buñuel rivive in altra forma, addirittura in quella di cartone animato, in Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe – adesso finalmente in streaming su CHILI – diretto da un altro folle come lui, Salvador Simó, che ci risponde al telefono da Madrid in una una tarda mattinata, iniziando a raccontare la genesi di un progetto partito da lontano e arrivato al Goya come miglior film d’animazione: «Un viaggio lungo e difficile, che mai avrei pensato potesse arrivare tanto lontano e potesse trovare un pubblico così ampio».

Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe
Una scena di Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe.

Allora, andiamo con ordine, e torniamo a Madrid, dove un bambino comincia a conoscere Buñuel attraverso i racconti del padre. «Sì, in un certo senso posso dire che parte tutto da mio padre», ricorda Simó. «Papà era un grande ammiratore del cinema di Buñuel. Ricordo che mi raccontava frammenti dei suoi film che ancora non riuscivo a capire, ma che trovavo affascinanti. Da questo punto di vista la possibilità di raccontare una storia proprio su Buñuel è stata terrificante: non è facile mettere mano a un mito del genere». Tutto comincia undici anni fa quando Simó, di ritorno in Spagna dopo un decennio trascorso in America, si avvicina a una graphic novel di Fermín Solís, Buñuel en el laberinto de las tortugas, e decide di costruirci sopra un film.

«Abbiamo comperato i diritti e poi io e Eligio Montero con la sceneggiatura abbiamo cercato di costruire anche parte di ciò che non era disegnato, cercando di raccontare di più Buñuel». Quello che comincia a prendere forma è Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe, un’opera che torna al 1930, subito dopo lo scandalo de L’età dell’oro quando il regista decide di prendere le distanze da Dalì e si ritrova in una delle zone più povere della Spagna a girare Terra senza pane, documentario ambientato a Las Hurdes. «Ho cercato, ho letto tanto per capire chi era Buñuel attraverso le parole di chi lo aveva conosciuto. La responsabilità era grande».

Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe
Buñuel con l’amico Ramón Acín ne Nel labirinto delle tartarughe.

Fotogramma dopo fotogramma, il miracolo si è compiuto ed è nato un cartoon sui generis, che mescola storia e cinema, nonché storia del cinema, ritraendo un regista trentenne determinato a capire quale fosse la sua cifra stilistica: «Ho parlato anche con il figlio, Juan Luis Buñuel, sono stato a Parigi a casa sua per mostrargli come procedeva il lavoro e abbiamo conversato a lungo sulla figura del padre. Purtroppo non è riuscito a vedere il film finito, è scomparso due anni fa, ma la sua testimonianza è stata fondamentale per la riuscita del film».

Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe
Buñuel in un’altra scena del cartoon.

L’ultima, inevitabile domanda a Simó può essere solo una: perché a centovent’anni dalla nascita Buñuel è ancora rilevante? «Perché l’essere umano non è cambiato: il cinema e i film di Buñuel hanno sempre indagato l’animo umano, i comportamenti, l’etica dietro alle scelte, temi che paradossalmente sono toccati molto meno oggi. Per questo il suo cinema è ancora moderno». E proprio per questo Nel labirinto delle tartarughe ha anche un altro grande merito: per molti spettatori sarà il primo passo nell’incredibile mondo di Luis Buñuel.

  • Potete vedere il film qui su CHILI
  • Qui il trailer di Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe:

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