in

L’anno in cui la critica (ri)scoprì Robert Pattinson

Prima era solo un teen idol. Ora, dopo Città perduta e Good Time, è un talento assoluto

Esattamente dieci anni fa stava finendo di girare il film che – uscito poi nel novembre del 2008 – lo avrebbe lanciato nello stardom trasformandolo in uno dei divi più pagati (e amati) di Hollywood. Non solo: dall’altra parte, Twilight sarebbe però presto diventata una maledizione per Robert Pattinson, una gabbia dorata dentro cui venne chiuso e immediatamente bollato come un incapace, semplicemente il volto giusto al posto giusto, senza talento né futuro. La considerazione più comune da parte di molta critica? Che una volta conclusa la saga di Stephenie Meyer, l’attore sarebbe finito nel dimenticatoio proprio come un vecchio poster dentro l’armadio di un’ex adolescente.

Dieci anni dopo, i vampiri di Twilight sono solo un ricordo così come la passione (feroce) per Kristen Stewart: in questo lasso di tempo, Pattinson è stato scelto e voluto da registi come David Cronenberg, Anton Corbijn e Werner Herzog, ha dimostrato di avere altre espressioni oltre quella gelida di Edward Cullen e ha saputo affrancarsi dallo show business scegliendo spesso pellicole indipendenti. Sembrava abbastanza per il riscatto, invece no, perlomeno fino allo scorso Festival di Cannes, quando l’attore è arrivato sul red carpet con gli strambi (e geniali) fratelli Safdie e un film coraggioso quanto potente: Good Time.

Quell’opera – sommata a un altro titolo notevole come Città perduta di James Gray – ha fatto lievitare le quotazioni di Pattinson che da divo fallito dal passato glorioso è improvvisamente ritornato ad essere il possibile talento di domani. Il tutto ad appena trentuno anni. Adesso conteranno soprattutto le scelte future, con l’uscita dal colonnino del gossip e la definitiva consacrazione attoriale, magari grazie a High Life di Claire Denis, in cui lo vedremo a fianco di Juliette Binoche, oppure in The Devil All The Time diretto dal nuovo talento americano Antonio Campos.

Lascia un Commento

Will Smith e Bright, il blockbuster targato Netflix

Una sorpresa da Oscar: Luca Guadagnino e Chiamami col tuo nome