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La nostra terra, la lotta di don Ciotti e la vera storia dei beni confiscati alla mafia

Giulio Manfredonia, Stefano Accorsi e quella commedia ispirata al lungo lavoro di Libera

Stefano Accorsi in una scena de La nostra terra.

ROMA – Come si fa a lottare contro la mafia? Negli anni il compito è sembrato sempre improbo, enorme, eppure i grandi cambiamenti sono cominciati da piccoli passi poi tramutati in trasformazioni gigantesche e, al momento, inattese. Chiedete a don Luigi Ciotti che, da anni ormai con la sua associazione, Libera, sostiene a 360° gradi cittadini e imprenditori che hanno deciso di ribellarsi alla criminalità attraverso progetti mirati. Un esempio? La riutilizzazione virtuosa dei terreni sottratti ai boss. Proprio da questo spunto nel 2014 Giulio Manfredonia ha scelto di ispirare il suo La nostra terra, commedia agrodolce su un gruppo di persone legate – a vario titolo – alla criminalità. E da qui parte la storia di Hot Corn che abbiamo deciso di raccontarvi.

La nostra terra
Sergio Rubini e Accorsi in La nostra terra.

Qui siamo in un paese del Sud dove una cooperativa viene chiamata a gestire un podere confiscato dallo Stato al malavitoso Nicola Sansone (Tommaso Ragno). Nonostante la buona volontà, il gruppo di persone non riesce ad avviare l’attività e in loro soccorso viene spedito Filippo (Stefano Accorsi), un uomo che da anni lavora nell’antimafia, ma che ha un approccio decisamente teorico al problema. Le difficoltà si faranno subito pressanti, ma ancora più forte sarà l’affetto che legherà Filippo a questi contadini: Cosimo (Sergio Rubini), l’ex fattore del boss e Rossana (Maria Rosaria Russo), una giovane che nasconde un passato difficile. Quando a Sansone vengono concessi i domiciliari però, quella tranquillità raggiunta tra mille difficoltà tornerà in bilico.

Accorsi con i carabinieri in un altro momento del film.

Questa la finzione, ma per arrivare ad un buon grado di realismo Manfredonia ha studiato in maniera approfondita la realtà sociale di quelle terre, visitando alcune cooperative e trovandosi addirittura nella stessa situazione narrata nel film, con un boss agli arresti domiciliari che risiedeva non lontano dal terreno sequestratogli a Mesagne, in provincia di Brindisi. Problemi di questo tipo necessitano di operatori coraggiosi e un pizzico sfrontati. E fortunatamente sono in tanti a lottare affinché la mafia non rappresenti più un ostacolo insormontabile. Tra questi Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, è tra i più attivi.

La nostra terra
Don Luigi Ciotti

Nata nel 1995, Libera è un cartello di associazioni contro le mafie. Una vera e propria squadra che raccoglie l’adesione di 1.600 tra gruppi e associazioni il cui obiettivo è il contrasto alle organizzazioni criminali, attraverso proposte culturali, sociali e politiche. La prima, nel 1996, fu la raccolta di oltre un milione di firme per la petizione che chiedeva il riutilizzo sociale dei beni. La parola chiave è sempre una: cultura. Non basta sapere cosa sia giusto o sbagliato, ma lavorare affinché le scelte giuste diventino normali. Non è un caso che La nostra terra si chiuda con un omaggio a Pio La Torre, promotore della legge che istituì nel codice penale, il delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso, il sequestro e la confisca dei beni alla criminalità organizzata.

  • Qui il trailer di La nostra terra

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