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LA NIÑA: «Io e il cinema, tra Blade Runner, Mulholland Drive e la mia Napoli»

Il cult della vita, Napoli al cinema, David Lynch e Tarantino: LA NIÑA si racconta a Hot Corn

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Tra Napoli e Hollywood, musica e anima: LA NIÑA e i suoi cult.

MILANO – «Sì, è importante ci siano rassegne di questo tipo, soprattutto in questo momento, perché l’Italia ha tante artiste molto talentuose. Il lavoro che il Romaeuropa sta facendo va in una direzione importante dal punto di vista sociale e culturale. E, artisticamente parlando, siamo tutte molto diverse, il che è una cosa che apprezzo tantissimo». Così LA NIÑA, nome d’arte di Carola Moccia, ci racconta Line Up!, la rassegna di concerti al femminile organizzata all’Auditorium di Roma da Romaeuropa. Allo stesso tempo eclettica e attaccata alla tradizione, la cantante è un’assoluta novità nel panorama musicale italiano mentre riporta al centro di tutto Napoli, il suo dialetto, i suoi suoni e il suo folklore. In occasione del concerto, abbiamo parlato con lei della sua estetica e del suo cinema preferito, anche fonte d’ispirazione per le sue canzoni.

LA NIÑA, prega per noi.

LINE UP! – «Cosa porterò de LA NIÑA sul palco? Sicuramente il lato più folkloristico e traditional. C’è stata una scelta dettata anche dai tempi che stiamo vivendo e il set si chiama Corde e sonagli per questo motivo, perché basato su corde e tamburi. Il progetto LA NIÑA ha una costruzione sonora e visiva complessa, a tratti futuristica. Volevo creare una prossimità con il pubblico dopo questi due anni, una dimensione più intima con le persone. Poi immaginavo che, per quelli che sono gli ordinamenti governativi, il pubblico dovrà stare seduto e non mi andava di stare in piedi sul palco, banalmente ho pensato che questo creasse distanza. Quindi mi sono detta: «Se loro devono stare seduti e mascherati devo stare seduta anche io…».

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LA NIÑA nel video di Salomé

LA MIA ESTETICA – «Beh, innanzitutto ci tengo a parlare anche del mio collaboratore e altra metà del progetto, che è KWSK NINJA. Oltre a essere il mio produttore è anche l’art director, quindi la persona con cui lavoro su tutti i fronti, musicale e estetico. I miei video sono eclettici, le mie fonti di ispirazione oscillano tra il teatro danza e il teatro napoletano – quindi De Simone o La gatta cenerentola – ed arrivano fino a quella che è la cinematografia più futuristica, vedi Blade Runner. L’immaginario riflette le fonti di ispirazione, che spesso vengono da miti e libri. Un esempio? Salomé. Quando scrivo c’è già nella mia mente quello che sarà l’environment estetico. Un po’ come se le canzoni nascessero già con un immaginario. Per me è impensabile la musica senza il lato estetico».

UN CULT – «Un film che amo? Forse ne ho vari. Blade Runner, penso di averlo visto almeno venticinque volte, non scherzo. Poi Mulholland Drive, uno dei film irrinunciabili della mia vita. Mi ha aperto un mondo. Quello che mi ha sempre stupito del film di Lynch è la capacità di raccontare quella che è la complessità della mente umana per immagini senza troppe parole. Oltre ad avere una presenza femminile importante – è un film estremamente femminile – mostra la capacità di un uomo di leggere la psicologia e la sensualità femminile con una profondità unica. Ed è uno dei pochi film in cui non vedo neanche un briciolo di maschilismo – anche quello ingenuo e inconsapevole, che c’è sempre – che è molto raro nei film, soprattutto a Hollywood. E qui Hollywood è molto presente. Credo sia un film poco moralista e che abbatte un sacco di barriere sul sogno e sull’inconscio. Vengono messe in scena perversioni, insicurezze, emozioni in un modo così vero e realistico. Mulholland Drive secondo me non mette in scena la mente, ma l’anima».

Mulholland Drive, un film fondamentale per LA NIÑA

NAPOLI AL CINEMA – «Un film che racconta Napoli? In origine non era un film, anche se poi lo è diventato, ma direi Natale in casa Cupiello. Cosa dire? Non so cos’altro dire se non semplicemente il titolo. In quel film c’è tutta la dolcezza di Napoli. Poi essendo ambientato in una casa, guardandolo ti ci senti proprio, e secondo me Napoli è accoglienza. Nonostante possa succedere che chi ci nasce si senta respinto. È un po’ croce e delizia come città, ma quello che è fantastico di quella messa in scena è proprio la dimensione domestica. Quando capisci quella dimensione lì, capisci la città. È una cosa che negli ultimi anni si è persa un po’ con le narrazioni più violente tipo Gomorra, che è bellissimo ma ne fa vedere un altro lato. Poi non vorrei andare su Sophia Loren perché mi sembra scontato, ma anche Ieri, oggi, domani… che vuoi dire a quel film? Anche se è di altri tempi, Napoli ha una tradizione talmente forte che emerge di continuo. E Sophia è riuscita anche a restituire perfettamente l’immagine della donna partenopea».

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Napoli al cinema per LA NIÑA? Ecco Ieri, oggi, domani

COLONNE SONORE – «Ho visto un film assurdo d’autore, Under the Skin con Scarlett Johannson. Le musiche sono di Mica Levi. Il film sembra un videoclip di un’ora e mezza e quelli sono i violini più angoscianti che abbia mai ascoltato nella mia vita. Ma non sono mai rumore, è sempre e comunque suono. C’è una capacità di dare questo senso di angoscia, incompletezza e confusione enigmatica senza essere pesanti o drammatici. Credo sia un’opera d’arte. Poi direi un Tarantino, e quindi sicuramente Le Iene. Tutto quello che Tarantino fa anche a livello musicale, come sincronizzazione sotto i suoi film, è sempre calzante e abbraccia i personaggi. Non penso abbia mai sbagliato nulla in carriera, a me piacciono anche i film che non piacciono a nessuno! Anche nelle musiche c’è tutta la cattiveria, la crudeltà e l’ironia, è un po’ come Woody Allen con il jazz».

IL MIO FUTURO – «Mi piacerebbe molto curare la colonna sonora di un film. Spero che me lo chiedano prima o poi. Da tempo aspetto una chiamata da Paolo Sorrentino, vediamo se arriva nei prossimi anni. Incrociamo le dita…».

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