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La Garbo ride: Ninotchka e la trasformazione della diva delle dive

Una revisone dell’opera che ha segnato la demolizione di un mito in favore della sua umanizzazione

Era scritto ovunque, non si parlava di altro. Finalmente Garbo ride! Non più quegli occhi tristi da angelo caduto, non più la vulnerabilità di una donna tragica. Greta Garbo ora sembra avere una nuova voce e questa volta è squillante, allegra, comica. Incredibile, ma vero, merito di uno dei più grandi autori che la storia del cinema del Novecento abbia prodotto, un maestro capace di prendere la figura mitizzata dell’attrice svedese e toglierle l’alone di drammaticità che l’aveva resa fino ad allora una delle dive del tempo. Il suo nome? Ernst Lubitsch.

Greta Garbo e Melvyn Douglas.

Siamo nel 1939 quando la Garbo improvvisamente diventa Ninotchka, ispettore del governo russo inviata per controllare tre connazionali abbandonatisi ai piaceri dell’Occidente. E cos’è Ninotchka se non lo scongelarsi graduale dell’attrice, un percorso che dalla rigidità del compito nei confronti della Madre Russia si distende fino ad apprezzare ciò da cui per tutta la vita si era tenuta distante. Una protagonista ironica, ligia al dovere, ma trasognante davanti alla moda parigina, un personaggio capace di suscitare nello spettatore il gusto del divertimento, donando al contempo alla Garbo la medesima opportunità: liberarsi e cominciare a ridere.

Sig Rumann, la Garbo, Felix Blessart e Alexander Granach.

Sul finale della carriera – sarà proprio Ninotchka il suo penultimo film, seguito da Non tradirmi con me di George Cukor – la Garbo si presta all’ilarità naturale e alla leggerezza che solo Lubitsch è in grado di portare in ogni suo film, quel famoso tocco che, applicato qui alla protagonista, riesce a dare prova non solo dell’innata arguzia dell’autore tedesco, ma anche dell’importanza per un attore di avere alle proprie spalle un regista che sappia plasmarlo in virtù dell’opera, sia un dramma in costume che una commedia demenziale.

Ancora la Garbo con Melvyn Douglas.

Ninotchka è il riso della Garbo che viene ampliato da quello del pubblico e si propaga poi fino alla contemporaneità, il ripetersi costante di idee brillanti e trovate spassose scandite dal caratteristico sbattere la porta di Lubitsch, in una storia che ha la solidità di un racconto chiaro e la vivacità bizzarra dei personaggi. Una diva che ha saputo abbandonare il suo status e un artista promotore della comicità, insieme per un film di cui – – ottannt’anni dopo – si sentono ancora echeggiare le risate.

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