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Storie Veneziane | Quella volta che Kevin Costner portò Fandango al Lido

Nel settembre del 1985 l’attore, ancora sconosciuto, portò alla SIC un film destinato a diventare un cult

Kevin Costner Venezia
Kevin Costner a Venezia: era il settembre del 1985 e l'attore portava al Lido Fandango.

MILANO – La leggenda narra che quando si seppe che era lì, in sala, seduto da qualche parte, la gente impazzì e cominciò a cercare freneticamente tra il pubblico quel fantasma americano, materializzatosi dall’ultimo ballo in Texas sui titoli di coda di un film appena finito a un pomeriggio di fine estate al Lido. Era il 5 settembre del 1985, la Settimana internazionale della critica esisteva solo da un anno, fondata nel 1984 da Lino Miccichè, che allora era presidente del Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici. Nessuno però sapeva cosa fosse Fandango, nessuno conosceva Kevin Costner, nessuno però avrebbe mai dimenticato quel giorno di trentacinque anni fa. E quel film.

Kevin Costner
Venezia, 5 settembre 1985: Kevin Costner sulla terrazza dell’Excelsior. Immagine Luce Cinecittà.

Occhiali scuri, fisico asciutto, maglioncino bianco e grigio e una posa vagamente à la Steve McQueen, Costner aveva già trent’anni, girava per i set dal 1979 e aveva già bucato un colpo importante quando la sua parte ne Il grande freddo di Lawrence Kasdan era rimasta in sala di montaggio. Poi arrivò Fandango, Kevin Reynolds e una sceneggiatura benedetta perfino da Spielberg che diventò un film. Negli Stati Uniti – dov’era uscito (malissimo, il 25 gennaio di quel 1985) pochi mesi prima,  – fece flop, per poi lentamente diventare un cult assoluto nel corso degli anni, omaggiato, amato, citato infinite volte, perfino da Tarantino che confessò di averlo visto cinque volte in una sola settimana.

Kevin Costner Venezia
Ancora Costner all’uscita dalla sala a Venezia nel 1985.

Il mito Costner sarebbe arrivato dopo, con gli Oscar, Eliot Ness, gli indiani e gli intoccabili, Robin Hood, Whitney e Kennedy, ma in quel pomeriggio veneziano alla SIC, Kevin rimaneva solo un ragazzone californiano che osservava curioso la reazione degli italiani al suo film, camminava affiancato da qualche giornalista e giocava con gli occhiali da sole, proprio come faceva nel film il suo Gardner Barnes, romantico ribelle destinato a rimanere. «Girare Fandango è stato un lungo viaggio, ma ne è valsa la pensa vedendo la reazione in sala poco fa», disse seduto davanti ai giornalisti sulla terrazza dell’Excelsior, «quella reazione non me la dimenticherò. Anzi, faccio una promessa: non dimenticherò mai tutto questo».

Kevin Costner
Costner in ascolto delle domande durante la conferenza stampa.

Non lo avrebbe dimenticato: quel giorno alla SIC fu il primo di una lunga storia d’amore con l’Italia che lo avrebbe poi portato molte volte nel nostro Paese (sì, anche in una Valleverde). Trentacinque anni dopo quel giorno però Fandango ha seguito una traiettoria tutta sua, è diventato un cult, riverito e sussurrato come un passaparola, sopravvissuto a VHS e Dvd, amato al punto da essere omaggiato da case di produzioni (Procacci e la sua Fandango, sì), con ancora oggi un sito dedicato (Ultimate Fandango), un film consumato fino a mandare le battute a memoria, la colonna sonora diventata playlist fissa (Carole King, Elton John, Pat Metheny). E perché? Perché, in fondo, siamo sempre stati noi Gardner Barnes, persi laggiù tra il Rio Grande e la bottiglia di Dom Pérignon, in fuga da un futuro che non vogliamo. Con una frase in testa che gira come un mantra: «A tutti noi, a quello che eravamo, a quello che siamo. E a quello che saremo».

Ancora l’attore in tre momenti dell’intervista. Immagini Luce Cinecittà.

Dopo quel passaggio veneziano, la carriera di Costner decollò: Silverado, Gli intoccabili, quel capolavoro de L’uomo dei sogni e poi Balla coi lupi e la creazione di un nuovo mito americano, l’eroe à la Gary Cooper che parla poco, ma fa sempre la cosa giusta. Oggi Costner ha 65 anni, trascorre le sue giornate nel ranch di Santa Barbara a guardare i figli fare surf (Cayden e Hayes, di 13 e 11 anni, gli ultimi due di sette), suona con la sua band, i Modern West (con cui ha appena pubblicato un disco), e continua tra TV (Yellowstone) e cinema (Let Him Go con Diane Lane). Alla fine dell’incontro con la stampa in quel lontano 1985 (lo potete rivedere qui sotto nel filmato Archivio Luce), diceva una cosa che, riascoltata oggi, fa capire molte cose di quello che sarebbe accaduto poi: «Quello che è successo oggi a Venezia, la risposta del pubblico a Fandango, mi fa cambiare il modo di vedere le cose e il futuro. Mi fa sentire molto più responsabile rispetto a quello che faccio, ai progetti che scelgo. Non voglio deludere chi viene a vedere i miei film. E cercherò di non farlo». 

  • Qui potete vedere l’intervista a Kevin Costner a Venezia, alla SIC nel 1985.
  • Qui sotto invece la scena del ritrovamento di Dom in Fandango:

 

 

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