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INTERVISTA | Alessio Di Cosimo: “Niente di speciale”, raccontare Nicole Orlando senza retorica

Il regista racconta il documentario dedicato all’atleta paralimpica Nicole Orlando, tra sport, vita privata e il desiderio di evitare retorica e stereotipi.

ROMA – Raccontare una storia vera significa trovare il punto di equilibrio tra ciò che è straordinario e ciò che, invece, appartiene alla normalità della vita. Niente di speciale, il documentario diretto da Alessio Di Cosimo e in onda il 6 marzo in seconda serata su Rai2, parte proprio da qui: dal desiderio di restituire uno sguardo autentico sulla vita di Nicole Orlando, atleta paralimpica con sindrome di Down e campionessa pluripremiata. Nel film Nicole apre le porte non solo alla sua carriera sportiva, fatta di allenamenti, sacrifici e vittorie, ma anche alla dimensione più intima della sua quotidianità. Tra incontri speciali – da Gianni Morandi a Milly Carlucci, fino a Javier Zanetti e Carolyn Smith – e momenti familiari, il documentario costruisce il ritratto di una donna determinata e luminosa, lontano da stereotipi e narrazioni facili. Ne abbiamo parlato con il regista Alessio Di Cosimo.

Come nasce l’idea di raccontare la storia di Nicole Orlando? È stata una scelta immediata o un progetto che ha preso forma nel tempo?
Il produttore Paolo Ansaldi mi disse che aveva conosciuto questa ragazza, atleta pazzesca con sindrome di Down e che avrei dovuto conoscerla perchè un documentario su di lei sarebbe stato molto forte. Così cominciai a fare le prime videocall con Nicole e sua mamma, siamo entrati subito in sintonia, ho studiato tutta la sua straordinaria carriera sportiva e mi sono fatto raccontare tutta la sua vita. Quando poi inizieranno le riprese, molti mesi dopo, avevamo già tantissima confidenza, Nicole si fidava di me e questo è fondamentale per la riuscita di un documentario biografico.

Nicole nel film apre anche le porte della sua vita più privata e familiare. Come si costruisce la fiducia necessaria per raccontare una dimensione così intima?
Come è detto prima, è fondamentale per un regista guadagnarsi la fiducia del protagonista del documentario biografico. Senza sinergia e rapporto tra regista e protagonista il documentario non potrà mai essere autentico. Io voglio bene a Nicole e so che lei mi vuole bene. Un regista deve essere pronto a mettersi a disposizione della storia e del protagonista senza mai voler forzare le cose.

Durante le riprese, qual è stato il momento in cui Nicole ti ha sorpreso di più, come atleta ma soprattutto come persona?
Come atleta mi ha sorpreso subito dal primo giorno di riprese per tutti gli allenamenti che faceva nell’arco della settimana, come persona mi ha stupito il suo grande ottimismo! È sempre positiva e trasmette buon umore a tutti

Quanto era importante evitare la narrazione “eroica” e mostrare invece anche la normalità?
Era per me la cosa più importante, come dice anche il titolo stesso. Non c’è niente di speciale, Nicole è una donna, un’atleta, con i suoi pregi e i suoi difetti che con la sua resilienza ha trasformato i limiti in punti di forza

Raccontare una storia legata alla sindrome di Down comporta una grande responsabilità narrativa. Come avete lavorato per evitare stereotipi?
Fin dal primo momento in fase di lavorazione il mio obiettivo più grande era non fare un documentario pieno di retorica, Nicole non doveva passare per la ragazza “poverina” che ha problemi, poi ho ascoltato molto Nicole e la sua famiglia per comprendere il modo più equilibrato per trattare il tema

Nel film intervengono molti volti noti, da Gianni Morandi a Milly Carlucci, fino a Javier Zanetti e Carolyn Smith. Che tipo di contributo portano alla storia?
Sono personaggi molto importanti nel mondo dello sport, della musica e dello spettacolo, erano idoli di Nicole e si sono rivelati da subito molto disponibili a partecipare al documentario. Mi piaceva l’idea di portare Nicole da loro, in mezzo a tutti i suoi impegni sportivi e professionali ho pensato che organizzare questi incontri a sorpresa avesse potuto arricchire la storia.

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