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Il Monello, Charlie Chaplin e la modernità di un cinema eterno

Charlot, il piccolo Jackie Coogan, la critica alla società, le lacrime. Ma cosa significa rivederlo oggi?

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Charlie Chaplin e Jackie Coogan in una scena de Il Monello.

ROMA – Mentre scriviamo questo articolo, la clip de Il Monello – caricata due anni fa sul canale ufficiale di Charlie Chaplin, la trovate qui sotto – in cui il vagabondo Charlot trova il bambino abbandonato tra le macerie, ha totalizzato oltre 8 milioni di visualizzazioni. 8 milioni. Davvero niente male per un film che ha oltre un secolo. Presentato ufficialmente al pubblico la sera del 16 gennaio del 1921 in un cinema di Chicago – con poi una proiezione benefica a New York, mentre in Italia arrivò solo nel 1923 – il primo lungometraggio di Chaplin dopo tanti corti ha decisamente superato la prova del tempo lasciando intatta tutta la sua intramontabile potenza. Ma perché?

«Un film che farà ridere e forse anche piangere», recita un cartello all’inizio del film. Ma quello de Il Monello non è un semplice film comico intervallato da sequenze commoventi. No, l’esordio al lungometraggio di Chaplin contiene molto di più: dagli elementi biografici a innovazioni formali e narrative che avrebbero influenzato il cinema (e la comicità) a venire. Girato in un momento burrascoso della sua vita – solo due settimane prima dell’inizio delle riprese, Chaplin aveva perso il primo figlio Norman di soli tre giorni e il matrimonio con Mildred Harris era naufragato facendo rischiare il sequestro della pellicola a causa del divorzio – Il Monello fu realizzato in oltre un anno, montato in incognito dal comico in una stanza dell’Hotel Utah di Salt Lake City mentre, leggenda vuole, nascondeva le bobine dentro i barattoli del caffè.

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Una scena de Il Monello

La storia del vetraio vagabondo che trova un bambino – interpretato dalla star del vaudeville Jackie Coogan – abbandonato da una giovane donna sedotta e poi lasciata al suo destino, intreccia finzione e vita privata del comico inglese. Lo stesso Chaplin da bambino passò due anni in un orfanotrofio mentre sua madre era ricoverata per ricevere cure psichiatriche e la famosa soffitta in cui Charlot e il monello vivono tra povertà e ingegno era una riproduzione fedele di quella in cui visse l’attore al civico 3 di Pownall Terrace, a Londra. In quel bambino interpretato da Coogan, Chaplin proietta se stesso e realizza un’opera capace di raccontare, tra le tante tematiche affrontate, il dramma sociale di chi era abbandonato a se stesso da istituzioni assenti.

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Jackie Coogan in una delle scene più emozionanti del film

Un filo rosso che collega tutta la sua filmografia e che qui contrappone la crudeltà di un sistema di assistenza falsamente empatico verso la fascia più povera della società – ben rappresentata nelle sequenze con l’assistente sociale e nel dormitorio – al calore umano che Charlot trasmette al suo monello. Un film capace di intrecciare vari registri, dal comico al dramma passando per l’onirico, e che oggi non smette di stupire per la sua modernità. Un segreto forse dovuto all’universalità dei suoi temi che ancora oggi mantengo intatta la loro carica sociale ed emotiva. Basti pensare all’influenza (anche inconscia) che Il Monello ha avuto sui titoli a venire incentrati sul rapporto padre/figlio. Un cinema eterno, moderno ieri, attuale oggi.

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  • VIDEO | Qui potete vedere una clip de Il Monello:

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