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Marta Lucchesini: «Il Mio Nome è Vendetta, la prima colonna sonora e le compositrici…»

La compositrice racconta il film con Alessandro Gassmann, ma anche il suo suono e i riferimenti

Marta Lucchesini mentre pensa alle risposte da dare a Hot Corn.

MILANO – Mentre a Hollywood l’Oscar a Hildur Guðnadóttir per Joker ha (finalmente) fatto capire che c’è un’intera scena di compositrici che vale quanto (se non più) dei colleghi, in Italia siamo ancora piuttosto indietro (come sempre) e non sono molte oggi le compositrici a firmare colonne sonore. Per questo fa notizia che dietro la soundtrack di Il Mio Nome è Vendetta, il nuovo action di Netflix con Alessandro Gassmann, ci sia Marta Lucchesini che, a quattro mani con Giorgio Giampà, ha firmato le tredici tracce dell’album. «Lavoro con Giorgio da tempo», spiega, «e già avevamo scritto le musiche di Spin Time – Che fatica la democrazia di Sabina Guzzanti. Grazie a quest’occasione ho potuto firmare il mio primo film». Lucchesini – che compone anche canzoni sotto il nome di Marat e ha appena pubblicato un EP, Tempesta e Calci – ha così raccontato a Hot Corn la lavorazione dello score, ma anche il suo punto di vista sul futuro delle compositrici.

La copertina della colonna sonora de Il Mio Nome è Vendetta.

LA COLONNA SONORA – «La colonna sonora di Il Mio Nome è Vendetta è stato un lavoro a quattro mani con Giorgio Giampà. Giorgio aveva iniziato a scrivere alcuni brani appena viste le prime immagini, quindi siamo partiti da quella matrice. Il filo rosso che abbiamo deciso di creare con la musica è stato raccontare, attraverso l’incursione di pochi temi, l’intreccio tra il risultato delle scelte di Santo – il personaggio interpretato da Alessandro Gassmann – e il rapporto d’amore tra papà e figlia. Le indicazioni di partenza sono state improntate sulla componente action del film, e così anche le reference musicali. Così siamo partiti da lì, allineandoci pian piano su tutto il resto».

Il REGISTA – «Da Cosimo (Gomez, il regista del film, nda) abbiamo ricevuto subito il montato con delle reference, ma a livello di suono c’è stata anche una nostra proposta. Da entrambe le parti volevamo creare un’ambiente elettronico che accogliesse elementi acustici, con percussioni nella parte action, e pianoforti e chitarre nella parte più intima. La parte elettronica aveva il ruolo di collocarci nella storia, quella acustica di emozionare. Il lavoro con Cosimo è stato comunicare ciò che lui riteneva necessario su scene specifiche, e molto è stato definito dal fatto che ci trovavamo davanti ad un action, quindi una grande parte del lavoro è stata basata sul trovare i giusti sync per aiutare la dinamica dei singoli momenti. Senza però mai tradire la visione generale di contatto tra amore padre-figlia e pericolo».

Marta Lucchesini sul palco con chitarra e tastiera.

I RIFERIMENTI – «I miei riferimenti? Sono vari e esulano in parte dalle colonne sonore. Mi piace molto quando arriva chiara e diretta l’identità di un compositore ascoltandolo, vedi Ennio Morricone o Nino Rota. Per questo, negli ultimi anni mi sono affezionata alle colonne sonore di Jóhann Jóhannsson, che ha fatto la differenza nel mio percorso di ricerca, così come Jonny Greenwood, Trent Reznor, arrivando poi ai confini del “genere” con i Son Lux, dei primi collegamenti con la musica per le immagini. Sicuramente il pop e l’elettronica hanno impattato il mio modo di scrivere, citerei tra tutti James Blake e i Sigur Rós. Ciò che mi ispira sono, da un lato le storie che ho a disposizione, dall’altro gli strumenti e i timbri».

I Son Lux, autori della colonna sonora di Everything Everyhwere…

IL DISCO – «Non so mai cosa rispondere alla domanda sulla mia colonna sonora preferita, quindi me la caverò con la verità affettiva. Quando venne per la prima volta un tecnico ad accordare il pianoforte a casa, io avró avuto forse dieci anni ed ero in un’altra stanza. A lavoro finito si mise a suonare qualcosa per provarlo, e quel qualcosa – che mi lasciò totalmente senza parole – era il tema di Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone. Chiaramente non ne avevo idea, fu mio padre poi a spiegarmelo e a farmi vedere il film. Questo mi aiuta anche a dire che la mia musica preferita è semplicemente quella che ha beccato sync importanti della mia esistenza…».

In azione in studio.

LE COMPOSITRICI – «Onestamente spero di non doverne parlare più, anche se so che purtroppo ancora c’è bisogno di parlare di compositrici. Credo sia questione di tempo. Le nuove generazioni leveranno di mezzo tutti quei pregiudizi paradossali che ci stiamo portando dietro a causa di una scarsa capacità di leggere la realtà per com’è e non per come si raccontava cinquant’anni fa. C’è molta strada da fare sull’educazione, perché se già in famiglia un ragazzo sente suo padre o suo zio rivolgersi in determinati modi a sua madre, o a sua sorella, crescerà credendo che sia lui a dover giudicare cosa può o non può fare una donna. Vorrei citare, perché queste iniziative non sono mai abbastanza raccontate, il Fury Workshop – gratuito, per compositrici che vogliono lavorare nel mondo della musica per immagini – che ha creato e tenuto Giorgio e che ci ha fatto incontrare. Avere lo slancio opposto rispetto a chi arriva a pensare che una donna abbia meno skills di un uomo su questo mestiere, mi sembra fondamentale per la nostra causa quotidiana con il mondo…».

  • SOUNDTRACK | La nostra sezione dedicata alle colonne sonore
  • AUDIO | La colonna sonora di Il Mio Nome è Vendetta:

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