in

IL CASO | Tra Truffaut, Wes Anderson e Ventimiglia: il miracolo pop di Easy Living

Brando e Elvis, tra Milano e Mentone: l’esordio dei fratelli Miyakawa? Una perla da raccomandare

James Miyakawa e quella corsa: la scena finale di Easy Living.

MILANO – Brando che corre e non sa il perché. Elvis che sogna Parigi, ma ha una sedia sulle spalle. Camilla che invece non sogna più, ma che un giorno forse tornerà a sognare. E poi c’è Don, racchetta da tennis e pennello, faccia che ride, cuore che piange. Quattro lati irregolari di un quadrato imperfetto, quattro esistenze che si toccano per cambiarsi e forse non lasciarsi (mai) più. Tutto sembra tranne che un debutto Easy Living – La vita facile, opera prima dei fratelli Orso e Peter Miyakawa che, evidentemente, da bambini a colazione mangiavano pane e cinema e ora hanno deciso di rimodellare e reinventare tutto a modo loro con un delizioso film in bilico tra Wes Anderson e un Aki Kaurismaki ligure, echi di Truffaut e amarezze tutte italiane.

Easy Living
Manoel Hudec in azione davanti a James Miyakawa e Camilla Semino Favro.

Estetica precisa, fotografia magistrale firmata da un russo, Andrey Nuzhnyy – seconda unità sul set di We Are Who We Are di Guadagnino – colonna sonora montata sapientemente sulle immagini e più di un paio di momenti da applausi a scena aperta grazie a una sceneggiatura minuziosa e soprattutto ad un cast centratissimo: il migrante in fuga Elvis che a un certo punto sembra Yannick Noah (Alberto Boubakar Malanchino); la milanese imbruttita Camilla che alla fine si scioglierà (Camilla Semino Favro, ricordate 1993?); il ragazzino Brando che per fortuna va ancora dove lo porta il cuore (James Miyakawa, ultimogenito della famiglia) e poi Donald detto Don, atleta pittore fuori tempo massimo, interpretato magnificamente da Manoel Hudec, un situazionista che pare uscito dai Tenenbaum di Anderson e che ha tempi comici da fuoriclasse.

Easy Living
La cena dei quattro.

Il risultato? Un film apparentemente piccolo che invece ti rimane addosso dopo i titoli di coda, ma che non è una commedia e nemmeno un dramma, è solo vita, vita purissima che lascia facce e sguardi, luoghi di frontiera e pomeriggi di noia, con Ventimiglia che diventa Tijuana e l’orizzonte che si trasforma in qualcosa di astratto, un’astrazione che è sufficiente sognare per avere una meta, per avere un obbiettivo a cui guardare e poi, magari, riuscire a tirare un calcio a tutto lasciando anche le valigie sul treno. E quella corsa finale è ancora e sempre Antoine Doinel, anche sessant’anni dopo, anche se Mentone non è certo Villers-sur-Mer, ma meraviglia e stupore dell’innocenza sono simili e per un attimo i Morning Benders suonano come quel vecchio tema di Jean Constantin e su quel lungomare corriamo senza fiato anche noi, soprattutto noi. Un film da proteggere e difendere. Come un vecchio amico.

  • Qui il trailer di Easy Living – La vita facile:

Lascia un Commento

Hugh Jackman e Allison Janney in Bad Education

Bad Education | Hugh Jackman, Frank Tassone e la storia vera dietro il film

I protagonisti di Enola Holmes

Enola Holmes | Millie Bobby Brown, Sherlock e l’ottimo inizio di una (probabile) saga