in

E Dragon Ball non muore mai: incasso da record e un fascino che dura da trent’anni

Dragon Ball Super: Broly parte forte al botteghino anche in Italia. Il segreto? Il pubblico, ma non solo

Sei modi diversi di essere Goku.
Freshly Popped

Le Sette Sfere, i combattimenti che duravano settimane, la rivalità di idee tra Goku e Vegeta, il personaggio preferito, i fumetti in bianco e nero da leggere al contrario. Insomma, Dragon Ball è stato il dopo scuola obbligatorio per un paio di generazioni. Quando si faceva la corsa per tornare a pranzo a casa da scuola, così da non perdere nemmeno un minuto della nuova puntata, mentre si divoravano gli spaghetti a mo’ di ramen, proprio come faceva il simpatico Crilin. Non tutti sanno però che quella serie – il passaggio alle 13.30 ne consacrò il successo in Italia – andò in onda alleggerita da diverse scene, con un doppiaggio più soft. Perché? L’anime creata da Akira Toriyama – basta leggere uno dei manga da cui la Toei Animation ha tratto lo show – nell’originale è molto più duro e brutale, con un humour, diciamo, piccante. Nonostante questo Dragon Ball rimane oggi forse il prodotto più trasversale e universale importato dal Giappone.

Broly, Vegeta e Goku nel banner del film.

Non deve quindi stupire se il nuovo capitolo cinematografico, Dragon Ball Super: Broly, arrivato in Italia con Koch Media, abbia infranto ogni record di incasso rispetto ai precedenti capitoli al cinema, La Battaglia degli Dei e La Resurrezione di ‘F’. Gli unici due, escluso Broly, ad essere legati direttamente ai capitoli ufficiali del manga. Così, andando a dare un occhio alle cifre, il risultato è di quelli importanti. Se, il milione di biglietti venduti all’esordio, in Giappone, non stupisce (oltre 45 milioni totali, a fine corsa), il discorso cambia quando, in Perù, l’esordio è secondo solo a quello di Avengers: Infinity War. Ma, attenzione, perché, nei 100 milioni di dollari globali, vanno messi i 30 milioni negli USA e, il mezzo milione in Italia, in un solo giorno, con previsione finale che dovrebbe arrivare a sfiorare i 5 totali.

Tutto iniziò da qui: Dragon Ball nel 1989.

Numeri importanti che mostrano quanto il fascino di Dragon Ball sia immutato. Anzi, a guardar bene, anche quanto si sia evoluto, perché dal piccolo schermo è diventato una certezza pure nel mercato cinematografico, arrivato da noi mentre il ciclo di Dragon Ball Super, su Italia 1, ha superato la metà dei 131 episodi (!) della serie. Per restare in tema, l’aurea di Dragon Ball Super: Broly è tra le più forti di tutte viste nei connessi lungometraggi, con un’estetica spettacolare e accattivante, allegata ai messaggi tipici della saga: la bontà d’animo, la differenza tra il giusto e lo sbagliato ancor prima che tra il bene e il male, il controllo più importante della potenza. Con l’obiettivo di inseguire sempre un costante miglioramento.

L’Aurea di Vegeta.

E allora – consiglio nostro – il film diretto da Tatsuya Nagamine è perfetto per essere visto con il fratello più grande (o più piccolo), immergendosi in un mondo fantastico fatto di personaggi quasi omerici e battaglie combattute colpo su colpo. Da una parte il Re dei Saiyan Vegeta (possiamo ammettere sia il migliore della saga?), dall’altra il potente Broly, tornato dopo quarant’anni da un esilio sul pianeta Vampa. Il motivo? Troppo forte, troppo ingestibile. Assetato di vendetta, Broly darà così via allo scontro, alleatosi con Freezer, l’amato/odiato cattivo disegnato da Toriyama.

Dragon Ball Super: Broly.

Perché il film – ma in generale l’assetto di tutta la saga – è scritto e interpretato tenendo in considerazione solo, sempre e soltanto il gusto dei fan. Più di tutto, la saga di Dragon Ball è dedicata a quel pubblico che, da trent’anni, colleziona giocattoli e memorabilia, esposti da Tokyo a Sydney fino a New York; gioca con i videogames e, ancora oggi, corre ad accendere la televisione nel momento più atteso della giornata. Per scoprire chi, alla fine, vincerà.

  • Qui il trailer di Dragon Ball Super: Broly:

Lascia un Commento

Ma non chiamatela fiction: con Il nome della Rosa la Rai sfida Netflix e Amazon

Vita, amore, errori: perché Croce e Delizia è tra le migliori commedie dell’anno