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La seconda vita del parroco: ovvero come Don Camillo è diventato un film a fumetti

Il sindaco e un parroco, la vita di provincia e gli scontri politici: la bella impresa della ReNoir Comics

Don Camillo versus Peppone nel fumetto della ReNoir Comics.

MILANO – Una seconda vita: Don Camillo, Peppone, gli eterni bisticci, le memorabili scaramucce tra il parroco e il sindaco “bolscevico” più celebri nella storia della letteratura e del cinema italiano rinascono ora grazie all’uscita di Don Camillo – Il film a fumetti, già nelle librerie e su Amazon, per merito dell’ottima casa editrice milanese ReNoir Comics e di un’entusiasta squadra di disegnatori capitanata da Davide Barzi che ha recuperato stralci della sceneggiatura originale di Giovanni Guareschi, ricostruendo con le matite e il disegno al posto della macchina da presa il progetto iniziale della pellicola, portata al successo da Julien Duvivier nel 1952.

Una tavola di Don Camillo – Il film a fumetti.

Il risultato? Eccezionale, perché da un punto di vista narrativo restituisce al “fronte guareschiano” piena fedeltà alla poetica e all’immaginario dello scrittore, a partire dalla copertina realizzata da Werner Maresta che rimanda alle più tipiche locandine dei film anni Cinquanta. Spiccano, in modo particolare, due differenze piuttosto radicali: nel fumetto non viene mai menzionata Brescello, paese del reggiano noto per essere la location dei film con Fernandel e Gino Cervi, mentre si ricostruisce quel generico borgo che mescola vie, case, monumenti, distese d’erba e corsi d’acqua tipici della Bassa Padana, risultato della fantasia dell’autore.

Un altro passaggio del fumetto.

Altro elemento: il fumetto non ricalca i volti e i tratti somatici degli attori protagonisti ma si avvicina piuttosto alle descrizioni di Guareschi, che si configurava lui stesso con le sembianze di Peppone. La volontà degli autori è quindi quella di realizzare un “director’s cut” o, ancora meglio, un “writer’s cut” a tutti gli effetti: ciononostante, l’operazione filologica e di aggiustamento non intende svalutare il successo e l’efficacia del film cult degli anni Cinquanta, quanto piuttosto rendergli omaggio guidando il lettore in una comparazione dettagliata delle differenze tra prosa e trasposizione cinematografica, oltre che tra sceneggiatura originale e il risultato conclusivo.

Nelle pagine finali ecco allora i particolari di tutti i racconti a cui la pellicola di Duvivier è ispirata; si riportano preziose foto d’epoca scattate sul set e alla troupe ma, soprattutto, le foto delle pagine dei dialoghi scritti da Guareschi per il film e della pagina della scaletta proposta dal regista; infine, si ipotizzano i motivi politici ed ecclesiastici per cui il lavoro di Duvivier si sia dovuto rapportare costantemente con le forbici della censura durante la realizzazione, dal momento che gli stessi racconti di Mondo Piccolo erano considerati bollenti sul piano politico.

Curiosità, retroscena e aneddoti abbondano e faranno la felicità di tutti gli appassionati (inizialmente si pensò di coinvolgere per il film addirittura Frank Capra e Spencer Tracy), ma a entusiasmare il lettore è la qualità del fumetto, stilisticamente cinematografica e piena di soluzioni estetiche e di racconto esilaranti. Impossibile non citare le due partite di calcio di andata e ritorno giocate tra la Gagliarda di Don Camillo e la Dynamos di Peppone. Consigliato.

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