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Dal cinema al fumetto: Grosso Guaio a Chinatown e un’avventura che continua

San Francisco, il tir, il berretto sempre in testa: Jack Burton e le sue (nuove) avventure versione comics

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Piove a dirotto, è notte fonda e San Francisco non è mai stata così pericolosa. «Sei pronto?», domanda un lanciatissimo Dennis Dun nella parte di Wang Chi, prima di buttarsi nell’avventura. «Sono nato pronto», gli controbatte beffardo quella faccia da schiaffi di Kurt Russell, sguardo sbruffone e annoiato, marchio di fabbrica del suo Jack Burton, eroe per caso e protagonista di un cult anni Ottanta: Grosso guaio a Chinatown. È il 1986, siamo nel pieno di un cinema con la voglia di stupire, giocare e divertire; contaminato da echi lontani e magici, in un susseguirsi di personaggi (maschili) sempre di corsa, dal cuore d’oro e dalla parlantina veloce. Un affresco, un mosaico di action heroes colorati, pop, di culto.

Kurt Russell alias Jack Burton trasformato in fumetto.

E, anche se la gloria l’ha conquistata con il tempo (sì, fu un flop al momento dell’uscita), il film di John Carpenter è tra le pellicole che hanno segnato una generazione, con quei passaggi in tv da non perdere, revisioni a consumare le ingombranti e analogiche VHS. La storia la ricordiamo tutti: Jack Burton, camionista rozzo e sbilanciato, accompagna il ben più composto Wang Chi all’aeroporto di San Francisco, per accogliere Miao Yin, la sua fidanzata. All’arrivo di Miao, però, entrano in scena I Signori della Morte, portandola nei malfamati sotterranei di Chinatown. Jack e Wang, un po’ per caso un po’ per dovere, si mettono sulle tracce della ragazza, scontrandosi con un universo mistico e orientale, maghi e guerrieri sovrannaturali e, soprattutto, con il malvagio stregone David Lo Pan, bramoso degli occhi verdi (e unici) della ragazza.

Una delle strisce del fumetto. Con tanto di citazione sonora.

Insomma, un mix di leggende cinesi, l’impatto da blockbuster, gli effetti visivi casarecci e artigianali, un manipolo di characters e villains che sembrano usciti direttamente da un videogame retrò o da qualche fumetto per teenager. Ecco, a proposito di fumetti, non tutti sanno che a distanza di anni, evitando sequel, remake o reboot, Carpenter ha avuto la (brillante) idea di tirar fuori dall’armadio la canotta sudata di Jack per regalargli un’altra corsa a bordo del suo Pork Chop Express. Questa volta niente grande schermo però, perché Jack arriva direttamente sulle tavole disegnate da Eric Powell e Brian Churilla, con i testi scritti dallo stesso Carpenter.

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Jack vs. Jena? Impossibile ma vero.

La serie di fumetti, Big Trouble in Little China, è uscita in America nel 2014, edita dalla Boom! Studios, e prosegue come sequel gli eventi della prima pellicola, partendo proprio dalla sorpresa finale del film. Ma c’è di più, perché dei tre volumetti, arrivati in Italia (in bianco e nero) grazie alla Editoriale Cosmo – la casa di Tex poteva non ospitare un cowboy moderno? – e rintracciabili on-line, Carpenter e la Boom! Studios, nel 2017, hanno vuotato il sacco, liberando un altro ”mostro” a sorpresa: Big Trouble in Little China – Old Man Jack. Una sorta di omaggio all’Old Man Logan della Marvel, dove il vecchio Jack (siamo nel 2020!) torna (forse) per l’ultima volta. Con un consiglio: vale la pena leggerli.

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Jack e quel mostro nel bagagliaio. I disegni sono di Brian Churilla

Operazione nostalgia per i fan di una volta? Senza dubbio, ma anche trovata narrativa azzeccata. Le serie a fumetti di Little China funzionano eccome (così come tante altre saghe comics legate ad universi cinematografici: da Miami Vice a Indiana Jones fino a L’Armata delle Tenebre), pare esser tornati a respirare anni Ottanta, i disegni rendono spessore al mitologico Jack – quelli della prima serie, disegnati da Churilla, sono più cartoon, mentre quelli di Old Man Jack, curati da Jorge Corona, sono più real – e le sceneggiature avrebbero tutte le carte in regola per diventare cinema.

Old Man Jack
Cover sparse: il Pork Chop Express sullo sfondo, lo sguardo sornione, una San Francisco post-apocalittica

Nostalgia e voglia di vecchie avventure a parte, la cosa più importante è che i comics di Grosso guaio a Chinatown, hanno permesso a Russell e all’iconico personaggio di non invecchiare, indelebile su una tavola prima bianca poi satura di colori, pronto per rimettersi su strada, facendosi leggere, conoscere e ammirare in forma diversa, ma mantenendo la stessa allure originale di sporco antieroe metropolitano. Senza che nessun altro (finora) possa prendere (in prestito, chiaro) quella mitica canotta. Perché in fin dei conti: «Il vecchio Jack dice sempre… Basta adesso!»

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