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Perdersi tra Montmartre e la Tour Eiffel: Dilili a Parigi e quella fiaba femminista

Una dichiarazione d’amore di Michel Ocelot per la città simbolo di emancipazione e integrazione

Dilili a Parigi
Freshly Popped

La bellezza estetica e formale dei film di Michel Ocelot è fuori discussione. Così come l’importanza delle loro tematiche: la parità dei rapporti di sesso e di razze era al centro di Kirikù e la strega Karabà e Principi e principesse, e lo è anche in Dilili a Parigi. Nella capitale francese all’epoca della Belle Époque, con l’aiuto di Orel, un giovane fattorino che guida un triciclo, la piccola kanak Dilili cerca il suo posto nel mondo. Come mai? La sua pelle è troppo chiara per essere un abitante della Nuova Caledonia ma è anche troppo scura per essere considerata parigina.

Una scena di Dilili a Parigi

Per farlo, decide di indagare su una serie di rapimenti misteriosi in cui sono coinvolti alcune bambine. È così che incontrerà personaggi straordinari, bevendo assenzio al Moulin Rouge insieme a Toulouse-Lautrec e Edgar Degas, facendo la conoscenza dell’aspirante scrittore Marcel Proust, ammirando le opere di Monet e Renoir, salendo sulla Tour Eiffel e volando a bordo di un dirigibile progettato da Ferdinand von Zeppelin. Una specie di Midnight in Paris in versione cartoon e dallo spirito femminista. Una splendida dichiarazione d’amore del regista nei confronti di una città straordinaria, che rappresenta per la sua storia un ponte verso l’umanesimo e la cultura, e perciò verso l’emancipazione, l’integrazione, lo sviluppo.

Dilili e Toulouse-Lautrec

Il target di Dilili a Parigi, però, non vuole rivolgersi soltanto agli adulti con i suoi significati civili e con la topografia di uno dei posti più incantevoli del mondo, ma è anche e “soltanto” un cartone animato per i più piccoli dove ci sono dei cattivi da individuare e sconfiggere: si chiamano Maestri del Male, vivono sottoterra e rapiscono le bambine per maltrattarle. Particolare lo stile d’animazione di Michel Ocelot, che unisce il disegno alle fotografie reali di Parigi, «perché è una città troppo bella per essere riprodotta». Edifici privati e luoghi pubblici gli hanno aperto le porte, tra cui il museo d’Orsay, il museo delle Belle Art, il museo Carnavalet, il museo Rodin e l’Opéra di Parigi.

Una scena del film

Ma la curiosità maggiore è relativa ai bassifondi in cui abitano i Maestri del Male: «Per loro, ho anche beneficiato di un vero accesso alle fogne di Parigi, dove dei simpatici addetti alla rete fognaria hanno fatto di tutto per aiutarmi nella mia ricerca. Ho scoperto una professione estrema spesso tramandata di padre in figlio», aggiunge il regista. E tra palazzi Art Nouveau e stile liberty, perdersi tra le strade di Dilili a Parigi è una fortuna di cui ogni piccolo e adulto dovrebbe approfittare.

  • Qui potete vedere il trailer di Dilili a Parigi:

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