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Woodstock, Crip Camp e la seconda vita di Michelle e Barack Obama

Dopo il Sundance, ecco Netflix per il folgorante documentario prodotto dall’ex coppia presidenziale

Gli Obama e la loro nuova vita su Netflix
Gli Obama e la loro nuova vita su Netflix

MILANO – Dalla Casa Bianca agli uffici di una casa di produzione: la missione di Michelle e Barack Obama tra attivismo e politica non si ferma. Il nuovo progetto dell’ex coppia presidenziale, Crip Camp, visto in concorso al Sundance, parte dalla fondazione della casa di produzione Higher Ground, con la quale intendono continuare a ispirare le persone verso il cambiamento attraverso show, film e documentari. Titoli prodotti in collaborazione con Netflix, dove si potranno trovare in streaming, si concentreranno su importanti temi sociali come i diritti civili, l’alimentazione e il lavoro. Già lanciati verso il successo, con il primo documentario American Factory candidato all’Oscar, questa seconda avventura fa rivivere l’atmosfera dei mitici anni ’60 e ’70 unita alle lotte sociali.

Woodstock e il Crip Camp
Woodstock e il Crip Camp

I registi Nicole Newnham e Jim Le Brecht, uno dei partecipanti di allora, hanno recuperato i filmati girati giorno per giorno – in un arco temporale tra il 1971 e il 1973 – per portarci dentro la colonia di Camp Jened, situata a pochi chilometri da Woodstock: una comunità gestita da un gruppo di hippies che ospitava ragazzi disabili. Da qui il titolo: crip da crippled, menomato o danneggiato, mantenendo l’irriverenza e il fiero non politically correct di quell’epoca. Così si alternano momenti di idilliaca spensieratezza e riflessioni sui rapporti con il mondo in quello che sembra un paradiso fuori dal tempo. «Era utopia. Il mondo esterno non esisteva», ricorda una delle ragazze intervistate, oggi una signora anziana. Il primo, inestimabile, risultato è stato quello di riuscire a mostrare questi ragazzi per quello che sono, andando oltre le loro disabilità.

Una diapositiva dal documentario
Una diapositiva dal documentario

Il secondo grande miracolo di Crip Camp è un altro: rinfrescare la memoria collettiva su una piccola colonia che di fatto iniziò una grande rivoluzione, ponendosi come motore del movimento per i diritti civili dei disabili e ricoprendo un ruolo indispensabile nelle proteste, soprattutto in vista del futuro che sarebbe arrivato. Così, dopo il disinteresse delle amministrazioni Nixon, Carter e Reagan in un tempo in cui gli stessi politici, riguardo le legislazioni sull’accessibilità ai disabili, si chiedevano “how many people are gonna use these anyway?”, ecco l’approvazione dell’Americans with disabilities Act, ma molto tardi, addirittura nel 1990, con George W. Bush.

Sottolineando così anche i lunghi tempi che occorrono al cambiamento per dare frutto, Crip Camp diventa un viaggio verso l’inclusione, la conquista del potere, il sovvertimento dei pregiudizi e la reclamazione della propria visibilità in mezzo all’indifferenza. Una battaglia resa possibile dallo spirito del tempo – e che crea un’inquietante dissonanza con il sentire odierno – e rievoca lo scenario delle lotte per i diritti civili, spesso dimenticato. La verità? Il dinamismo e la forza di quei piccoli eroi hanno dato forma al futuro delle organizzazioni, in prima linea per reclamare diritti e accessibilità per i disabili e dal documentario nasce così una nuova spinta a unirsi per il cambiamento, per non lasciare che ciò che fu conquistato diventi vano e, soprattutto, per portare avanti ciò che è stato iniziato.

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