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CLAUDIA FA BRUTTI SOGNI I La nostra intervista a Eleonora Sardo: «La mia urgenza era la rabbia»

Dal dolore privato a un racconto universale: Eleonora Sardo trasforma la storia di sua sorella Claudia in un atto di verità e di cinema.

Eleonora Sardo in redazione

ROMA – Un racconto intimo, doloroso e al tempo stesso universale. Così Claudia fa brutti sogni – documentario firmato da Eleonora Sardo insieme a Marco Zenoni – affronta il tema della tossicodipendenza e del legame familiare, a partire dalla storia personale della regista e di sua sorella Claudia. «Il motore fortissimo è stata la rabbia», racconta Eleonora. «Era un’esigenza che avevo dentro, un’urgenza che non potevo più trattenere». Da quella spinta emotiva è nato un film autentico, costruito passo dopo passo insieme a una piccola troupe e con un approccio quasi “di cammino”, tra Catania e i paesaggi siciliani. «Ci siamo accorti che serviva tirare fuori Claudia dal quotidiano, portarla in un’altra dimensione», spiega la regista, «e così abbiamo deciso di fare un percorso, la Francigena siciliana».

Nel documentario, la sincerità prevale sull’estetica. «Rispetto alla verità, l’estetica è venuta in secondo piano», dice Sardo. «Abbiamo scelto di mostrare quello che accadeva davvero, senza falsare nulla». Il film, dopo l’anteprima al Biografilm Festival, ha vinto il premio del pubblico a Ortigia e continua il suo viaggio nei festival internazionali. «La soddisfazione più grande», aggiunge la regista, «è ricevere messaggi da persone che mi scrivono “anch’io ho la mia Claudia in casa”». Un cinema del reale che diventa specchio, forza e condivisione. «È questo l’obiettivo del documentario», conclude Sardo, «creare rispecchiamento, far sentire meno soli».

QUI LA NOSTRA VIDEO INTERVISTA

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