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Carlo Macchitella: «Il viaggio produttivo di Diabolik, la nostra sfida e i sequel che verranno»

Il set, la pandemia, la sala: il produttore di Diabolik racconta il lungo viaggio del film. E il futuro…

Carlo Macchitella, produttore di Diabolik e presidente di Madeleine Film e Mompracem.
Industry

ROMA – I giorni trascorsi sul set, le riprese, e poi la lunga attesa, la pandemia e finalmente l’uscita in sala: Carlo Macchitella – produttore e presidente di Madeleine Film e socio di Mompracem dopo una vita divisa tra Cinecittà e Rai Cinema – ripercorre in quest’intervista per Hot Corn il lungo e tortuoso viaggio di Diabolik, film che ha prodotto assieme ai Manetti e che ha seguito passo dopo passo. Dal primo ciak fino all’anteprima di Milano e al conseguente approdo al cinema dove il film – al momento – è arrivato a quota due milioni di euro di incasso, un dato importante visto il momento difficile per la sala. «Vedere Diabolik sul grande schermo? Un sogno, un sogno che si è realizzato».

Sul set: i Manetti con Francesca Amitrano, direttrice della fotografia. Foto Antonello & Montesi. 

IL VIAGGIO – «Il progetto del film di Diabolik nasce quasi cinque anni fa quando con i Manetti, dopo il successo di Ammore e Malavita, cominciammo a cercare di dare forma ad un’idea che – seppur in maniera diversa – avevamo in testa da anni. L’emozione è stata quindi direttamente proporzionale a quanto è accaduto in questi anni: superare le difficoltà per acquisire i diritti, convincere Mario Gomboli – erede delle sorelle Giussani – a fare squadra con noi, trovare i protagonisti giusti, essere affiancati da Rai Cinema nel percorso produttivo. E poi, una volta finite le riprese che sono durate più di dieci settimane, dover aspettare per quasi due anni la sala, a causa del COVID…».

Un altro momento dei Manetti sul set. Foto 

L’EMOZIONE – «Devo dire che il ricordo di tutto questo viaggio basta oggi da solo a testimoniare la grande gioia che ho provato quando per la prima volta, davanti ad un pubblico, sullo schermo di un cinema, ho potuto vedere le prime immagini di Diabolik. Era un sogno che si avverava ed era un sogno che era stato anche capace di superare le innumerevoli traversie che le difficoltà del progetto e il destino ci avevano fatto incontrare…».

I Manetti in posa con Miriam Leone e Valerio Mastandrea sul set. Foto Antonello & Montesi

LA PANDEMIA – «Il momento più difficile? Senza dubbio quello in cui, appena terminate le riprese del film e proprio in avvio della fase di post-produzione, è scoppiata la pandemia del COVID e il conseguente lockdown, che per mesi ci ha tenuto lontani dalla possibilità di chiudere il nostro progetto. In quei giorni del 2020, che furono davvero bui per tutta l’Italia, abbiamo veramente temuto che il film non potesse mai vedere luce, c’è stata anche questa possibilità».

I Manetti sul set con Luca Marinelli prima di una scena.

LA SCENA – «Diabolik è un film di attori in cui la scenografia, i costumi, le musiche, si fondono poi in un unicum, nel quale i principali protagonisti e i comprimari si muovono a loro agio, disegnando la storia in maniera perfetta. Vi è una scena del film, quella del processo a Diabolik, in cui tutti i nostri attori sono in scena e dove la scenografia e i costumi ambiscono e riescono con successo a ricostruire un mondo – quello degli anni Sessanta – che davvero sembra essere senza tempo e anche eterno…».

Miriam Leone, nel ruolo di Eva Kant, in un momento del processo. Foto Davide Pippo.

I SEQUEL – «Cosa dobbiamo aspettarci da Diabolik 2 e Diabolik 3? Sicuramente sono due film che rappresentano una grande scommessa editoriale ed imprenditoriale. Forti dell’esperienza produttiva di questo primo Diabolik, desideriamo continuare a costruire l’universo narrativo di questi personaggi che sono stati, sono e saranno, patrimonio dell’immaginario collettivo del nostro Paese. Sempre mantenendo alte la production value e la forza narrativa dei film…».

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