in

Fondo Cinema e Tax Credit 2026: cosa cambia con la Legge di Bilancio e il Milleproroghe

Novelle alla legge 220/2016: chiarimenti su Fondo, decreto di riparto e limiti dei tax credit con clausola transitoria su art. 15 e 19

ROMA – Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e dal Decreto Milleproroghe richiedono un’analisi attenta. Sul tema cinema e audiovisivo, infatti, è facile confondere tre aspetti distinti: la dotazione complessiva del Fondo, il decreto di riparto delle risorse e i limiti di spesa dei crediti d’imposta. Letti insieme, i due provvedimenti non riscrivono completamente la struttura della legge cinema, ma tracciano un perimetro più rigoroso sul controllo delle spese. Allo stesso tempo, introducono una clausola transitoria per il 2026, pensata per garantire una maggiore flessibilità nell’uso dei plafond dei tax credit durante l’anno, evitando rigidità eccessive nel sistema. In sintesi, si tratta di un passo verso un controllo più attento delle risorse, pur mantenendo strumenti come i crediti d’imposta accessibili alle produzioni, con un equilibrio tra rigore e gestione pratica.

La Legge di Bilancio 2026 e il Decreto Milleproroghe introducono modifiche significative al sistema di finanziamento del cinema e dell’audiovisivo italiano, impattando soprattutto Fondo Cinema e tax credit. Analizzando i testi, emergono tre punti chiave che il settore dovrà monitorare attentamente.

Riduzione del pavimento minimo del Fondo

Per il 2026, la dotazione minima garantita del Fondo scende a 610 milioni di euro, mentre dal 2027 si stabilizza a 500 milioni annui. In passato il minimo era fissato a 700 milioni: una contrazione netta, destinata a influire sulla base minima di finanziamento del sistema e a pesare soprattutto negli anni a venire. Il meccanismo di calcolo rimane invariato: il Fondo continua a essere parametrato all’11% delle entrate effettivamente incassate dallo Stato nell’anno precedente, derivanti da IRES e IVA nei settori della distribuzione cinematografica, proiezione, TV, servizi internet e telecomunicazioni. La clausola “comunque in misura non inferiore a” mantiene una rete di sicurezza per l’industria, ma il livello di protezione si abbassa.

Il riparto annuale diventa il cuore della governance

Con la riscrittura dell’articolo 13, comma 5, della legge 220/2016, il decreto ministeriale di riparto assume un ruolo ancora più centrale. Non vengono più fissate quote rigide per ciascun tipo di contributo: sarà il decreto a distribuire il Fondo tra le varie misure agevolative, stabilendo criteri e modalità di attuazione, nel rispetto dei limiti di spesa complessivi.

In altre parole, il governo annuale del sistema passa al centro della scena: il legislatore lascia spazio al riparto flessibile, ma entro vincoli precisi di finanza pubblica.

Limiti dei crediti d’imposta e monitoraggio serrato

L’articolo 21 introduce un elemento decisivo: il decreto di riparto fissa il tetto massimo complessivo dei crediti d’imposta, e ogni eventuale incremento del tax credit per attrazione internazionale (art. 19) non può superare tale plafond. A ciò si aggiunge un monitoraggio trimestrale della spesa dei contributi e dei tax credit, con report al MEF: cambia non solo la cornice finanziaria, ma anche il presidio amministrativo.

La finestra transitoria del Milleproroghe

Ed è qui che entra in gioco il Decreto Milleproroghe, con la norma transitoria più rilevante per il 2026. L’articolo 8, comma 5-bis, stabilisce che, per quest’anno, i limiti di spesa dei crediti d’imposta degli articoli 15 e 19 possono essere incrementati rispetto al decreto di riparto, offrendo maggiore flessibilità non solo per l’attrazione internazionale, ma anche per la produzione nazionale. È fondamentale sottolineare che si tratta di flessibilità interna, non di un rifinanziamento del Fondo: l’incremento deve restare entro il perimetro complessivo già assegnato ai diversi interventi del settore. La soglia minima di 610 milioni resta il pavimento legale, ma non il tetto invalicabile: eventuali rifinanziamenti richiedono comunque basi normative o contabili specifiche.

Verso un assetto a tre livelli

Il quadro che emerge per il 2026 è quindi articolato su tre livelli:

  • Soglia minima di finanziamento del Fondo: 610 milioni nel 2026, 500 dal 2027
  • Decreto di riparto: definisce la geografia annuale delle misure e governa la distribuzione dei contributi.
  • Clausola transitoria del Milleproroghe: offre elasticità temporanea a produzione e attrazione, entro il plafond complessivo già stanziato.

Non si tratta di un Fondo liberamente espandibile, ma nemmeno di un sistema irrigidito. Per il settore, la novità più positiva è la valvola di flessibilità per la produzione nazionale, che evita che tutta la capacità di incremento sia assorbita dall’attrazione internazionale.

Per approfondire le tematiche economiche e fiscali del settore audiovisivo, continuate a seguire la newsletter CineFO – Cinema Finance Overview

Articolo tratto da CineFO Insights, Cinema Finance Overview – Kido editore

LEGGI ANCHE:

CFO Mediterraneo Cinematografica, Commercialista e Revisore Contabile. You can find me where cinema meet numbers.

Lascia un Commento

Guardiani della Galassia 4 in dubbio: gli attori temono un effetto “The Walking Dead”

VIDEO I Ritorno al Tratturo: il trailer del documentario