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Bruised – Lottare per vivere | Cadute e riscatto: ma com’è il film diretto da Halle Berry?

L’attrice si mette davanti e dietro la macchina da presa, ma uno dei due ruoli non convince del tutto

Bruised
Bruised

MILANO – Una delle attrici più apprezzate per la sua versatilità e con un Oscar per Monster’s Ball, Halle Berry ha deciso di sdoppiarsi mettendosi contemporaneamente davanti e dietro la macchina da presa. Un doppio ruolo complicato, soprattutto se è la prima volta, anche se Bruised – Lottare per vivere, che non ha esattamente convinto tutti, soffre di un bel po’ di quei canoni hollywoodiani che lo rendono simile a tanti film suoi compagni, soprattutto dei primi anni Duemila. Il film, disponibile su Netflix, come detto è il suo debutto alla regia, mentre nel cast la affiancano Adan Canto, Danny Boyd e Sheila Atim.

bruised - lottare per vivere
Bruised – Lottare per vivere: il debutto alla regia di Halle Berry

Entrando a gamba tesa nel mondo della Mma femminile (combattimenti di arti marziali miste), Halle Berry veste i panni di Jackie Justice, una lottatrice che, quattro anni prima dell’inizio della storia, era una campionessa. Caduta in disgrazia dopo una rovinosa sconfitta, lavora ora come donna delle pulizie, ha un problema con l’alcool – che nasconde anche nelle bottiglie vuote di detersivo – e per il resto passa il suo tempo sedendo fuori dai minimarket del New Jersey e sopportando gli abusi del suo violento fidanzato/manager, Desi. Basterebbe già solo questa introduzione per correre con la mente a tutti i titoli che ci presentano lo stesso personaggio.

Una scena di Bruised – Lottare per vivere

Tuttavia, per aggiungere un tocco ancora più drammatico, diremo che improvvisamente la vita di Jackie viene stravolta quando il figlio che aveva lasciato con l’ex-compagno viene compare alla sua porta, è lei ora che se ne deve occupare. Ed ecco che l’imperturbabile trama di queste storie si va piano piano formando: Jackie decide di cambiare vita, anche si ritorna ancora sempre a casa con qualche livido, si allontana dalla relazione violenta e riprende ad allenarsi nella palestra di Immaculate. L’arco di redenzione per cui il lottatore tormentato dal passato ritorna nel ring per una rivincita personale che è anche metafora del suo combattere contro i propri demoni interiori, è un cliché confortevole che non ha bisogno di spiegazioni.

bruised - lottare per vivere
Halle Berry e Danny Boyd sul set di Bruised – Lottare per vivere

Come il suo ruolo, anche il risultato di Bruised – Lottare per vivere si sdoppia. Halle Berry non può non essere convincente, con il suo fascino da star che affiora ma è sempre sapientemente nascosto nelle sue interpretazioni, nei panni della tormentata combattente, così come tutta la disperazione di una donna che cerca affannosamente un appiglio o un punto di riferimento per ritrovare la rotta, sempre più mossa da quel piccolo di sei anni che non parla ma ha comunque bisogno di lei, nella sua versione lontana dall’alcol e dall’asocialità ai margini della vita. Dietro la macchina da presa, però, manca qualcosa. Originalità, intanto, e anche un po’ più di convinzione. Troppo legata a quell’arco di caduta e ascesa che ormai è diventata parte costituente della spina dorsale di Hollywood.

Sheila Atim è Bobbi in Bruised – Lottare per vivere

Tra i meriti del film, intanto, c’è quello di aver finalmente portato l’astro nascente che è l’attrice inglese Sheila Atim, nei panni dell’allenatrice Bobbi, in una produzione internazionale diretta al grande pubblico. Intrigante e affascinante, è una delle parti migliori di Bruised. E anche se, forse, un finale davvero felice sarebbe stato quello di chiedere aiuto a qualcuno per cambiare e rimettere in sesto la propria vita, senza relegare il tutto a una vittoria personale nello scontro dell’anno ad Atlantic City, la strada di Jackie e del piccolo Manny riesce comunque a raddrizzarsi. Non poteva essere altrimenti, ma la speranza è sempre bella.

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Qui potete vedere il trailer di Bruised – Lottare per vivere:

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