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Black is King | L’inno di Beyoncé e quella lettera d’amore alla cultura black

Un omaggio alla bellezza e alla ricchezza della cultura africana con una valenza sociale e politica

black is king

MILANO – Deserti e foreste, parcheggi e ville, fiumi e capanne. Black is King, il visual album di Beyoncé disponibile su Disney +, si muove tra New York e l’Africa, Los Angeles e il Belgio. Un viaggio attraverso tre continenti e decine di volti votato a celebrare la cultura africana attraverso il tempo. Basato sulle musiche di The Lion King: The Gift, l’album che Queen Bey ha realizzato per il remake live action de Il Re Leone – film per il quale ha anche prestato la voce a Nala – Black is King parte dal suo protagonista, Simba, e lo trasfigura in un giovane uomo nero cacciato dalla sua famiglia e costretto a cavarsela in un mondo spietato.

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Una scena di Black is King

Solo lo scorso anno, Beyoncé aveva diffuso via Netflix Homecoming, documentario sul dietro le quinte della sua storica esibizione al Coachella nel 2018 e omaggio alla black culture e ai college e università americane storicamente frequentate da afroamericani come Alice Walker e W.E.B. Du Bois. Ma la sua celebrazione delle radici della cultura black era iniziata già con un altro visual album, Lemonade. Il punto più alto della sua più che ventennale carriera in cui, oltre a mettersi a nudo come donna tradita, esaltava la figura femminile afroamericana nella Storia e omaggiava le vite spezzate di Trayvon Martin o Michael Brown – oggi simboli del movimento Black Lives Matter – dall’abuso di potere della polizia americana.

Un’immagine del visual album

Un’esperienza visiva dal forte impatto estetico ed emotivo che Beyoncé replica in Black is King, un visual album scritto, diretto e prodotto dall’artista e che richiama nelle atmosfere a Lemonade, sottolineando ancora di più quanto il suo lavoro stia assumendo una valenza politica e sociale. Perché i temi di Black is King spaziano dalla soppressione al colonialismo, dalla parità di genere alla maternità, dall’attestazione del proprio io all’orgoglio di quelle radici che si perdono nella storia della civiltà fino al razzismo, nodo irrisolto di un’America infuocata dalle proteste scoppiate dopo l’uccisione di George Floyd, e l’esaltazione della propria sessualità.

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Un’immagine di Black is King

Una lettera d’amore a quei re e quelle regine alla ricerca delle loro corone che non rinuncia allo stile eccessivo e colorato fatto di Rolls Royce leopardate e completi fluorescenti, tute dell’Adidas e abiti della tradizione africana (al punto che la stessa Queen Bey è stata accusata di appropriazione culturale) in cui si alternano hip hop e folk, sonorità tribali e R&B. Ad affiancarla alla regia Beyoncé ha chiamato all’appello Emmanuel Adjei, Blitz Bazawule, Pierre Debusschere, Ibra Ake, Dikayl Rimmasch, Jake Nava, e Kwasi Fordjour che l’hanno aiutata a valorizzare quell’iconografia estetica che si muove tra moda, musica e installazioni in movimento.

Un frame del visual album di Beyoncé

In Black is King vedrete JAY-Z, la piccola Blue Ivy e i gemelli Rumi e Sir, Kelly Rowland e Naomi Campbell, Lupita Nyong’o e Pharrell Williams mentre ascolterete le voci, tra gli altri, di Kendrick Lamar e Childish Gambino e scoprirete artisti come Wizkid, Tierra Whack, Moonchild Sanelly e Shatta Wale. Black is King è un inno alla forza interiore, la rivendicazione delle proprie radici, del proprio potere e identità nonostante la dispersione di un intero popolo. «When it’s all said and done, I don’t even know my own tongue. And if I can’t speak myself, I can’t think myself. And if I can’t think myself, I can’t be myself. But if I can’t be myself, I will never know me. So, Uncle Sam, tell me this: if I will never know me, how can you?».

  • Homecoming e l’omaggio alla black culture di Beyoncé

Qui potete vedere il trailer di Black is King:

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