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Big, tra Pinocchio e Peter Pan: perché trent’anni dopo la magia è ancora intatta

Zoltar, un pianoforte giocattolo e la voglia di casa: il cult con Tom Hanks compie trent’anni

Tom Hanks in una scena di Big. Il film uscì in America il 3 giugno del 1988.

Sono passati trent’anni, ma il vecchio mago Zoltar – inquietante, malinconicamente analogico – non (ci) ha ancora restituito quella monetina, regalata in cambio di un desiderio soffiato via dal vento. E sarebbe il caso di dire: attenti a ciò che desiderate, perché potrebbe avverarsi. Dunque, trent’anni: negli Stati Uniti Big uscì il 3 giugno del 1988, in Italia arrivò dopo, il 14 ottobre. Un’onda di tempo volata via, con negli occhi Tom Hanks davanti a Zoltar in quel luna park deserto, intuizione figlia di una sceneggiatura firmata da Gary Ross e Annie Spielberg (sì, la sorella di Steven). Hanks si chiamava Josh Baskin ed era solo un bambino che voleva diventare adulto e mai avrebbe creduto ad uno stregone di plastica.

Josh Baskin e l’immondizia: i titoli di testa di Big.

In quel 1988 però Big non fu un caso unico, perché si inserì nelle commedie age-changing prodotte alla fine degli anni Ottanta, vedi Tale Padre Tale Figlio, Viceversa e, perché no, anche l’italiano Da Grande, con Renato Pozzetto, per tematica molto (troppo) vicino a Big, usciti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro (coincidenze?). Big ottenne un ottimo successo al botteghino, tanto che negli States arrivò quarto nella classifica annuale, con 114 milioni di dollari di incasso, record assoluto per un film diretto da una regista donna, la Penny Marshall di Laverne & Shirley, nonché sorella di Garry, regista di Pretty Woman, e prima moglie di Rob Reiner.

Josh adulto, Tom Hanks, cerca di convincere l’amico Billy.

La sceneggiatura, tanto semplice quanto efficace, era supportata da una serie di nomi che di lì a poco avrebbero scritto pagine importanti di cinema: Howard Shore alle musiche (tre premi Oscar per Il Signore degli Anelli), Barry Sonnenfeld come direttore della fotografia (poi regista de La Famiglia Addams e Men in Black) e, ovviamente, Hanks. Reduce dal successo di Splash, grazie al film della Marshall l’attore, all’epoca trentaduenne, ottenne un Golden Globe e la sua prima candidatura all’Oscar, iniziando, davanti al mago Zoltar, il lungo viaggio che lo avrebbe portato tra i grandi di Hollywood. Prevedibile? Sì, se oggi rivedete Big.

L’amore impossibile: Susan, interpretata da Elizabeth Perkins.

Perché in fondo qui il suo Josh Baskin non è altro che un fratello minore di Forrest Gump – che sarebbe arrivato sette anni dopo – perché essere grandi non è facile, per crescere non basta rimanere se stessi o  ballare su un enorme pianoforte giocattolo, come nell’indimenticabile scena girata nel F.A.O. Schwarz sulla Fifth Avenue di New York, dove Josh/Tom Hanks, in sneakers, suona Heart and Soul, accompagnato da un monumento come Robert Loggia. E nemmeno New York, dove è ambientato il film, non è uno scenario casuale.

La fine di Big: Josh ritorna a casa. E ai suoi dodici anni.

Josh, da Cliffside Park, nel New Jersey, una volta adulto fugge a Manhattan, una sorta di Paese dei Balocchi, una specie di Isola che non c’è. E lui è un po’ Pinocchio e un po’ Peter Pan al contrario (da notare i maglioni o le sue giacche verdi), piccolo in un corpo grande, con un nuovo giocattolo che però contiene solo guai e responsabilità. Questo, capisce lo sperduto Josh, significa avere trent’anni. E allora forse è meglio tornare a giocare a baseball con il tuo amico, riprendere la bicicletta, riordinare la stanza, buttare l’immondizia e farsi rimproverare da mamma. Per crescere c’è sempre tempo.

Volete rivedere il cult con Tom Hanks? Lo trovate su CHILI: Big

  • Qui la scena di Hanks e Robert Loggia sul pianoforte giocattolo:

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