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Avventure in primo piano: il viaggio diventa cinema (e cerca nuovi registi)

Dal Nepal all’Islanda, passando per Pamir e Africa australe: Giffoni Innovation Hub e Avventure nel Mondo lanciano una call per trasformare quattro viaggi reali in una docu-serie on the road.

ROMA – Il viaggio oggi è ovunque. Nei feed dei social, nelle immagini perfette che scorrono sugli schermi, nei racconti costruiti per diventare immediatamente condivisibili. Ma cosa succede quando si prova a togliere la patina dell’immaginario “instagrammabile” e si torna all’esperienza reale, fatta di incontri, fatica, adattamento e convivenza?

È da questa domanda che nasce Avventure in primo piano, il progetto ideato da Giffoni Innovation Hub insieme a Avventure nel Mondo: una call nazionale rivolta a registi emergenti chiamati a partecipare a quattro viaggi reali per trasformarli in una docu-serie on the road. Non un format costruito in studio, ma un’esperienza immersiva: quattro autori selezionati partiranno insieme a gruppi già esistenti, osservando e raccontando ciò che accade lungo il percorso senza sceneggiature o dispositivi narrativi artificiali. Il risultato saranno quattro documentari nati dall’incontro tra territori, persone e sguardi autoriali diversi.

Dal Nepal all’Asia centrale, dall’Africa australe fino all’Islanda, gli itinerari scelti diventano così quattro possibili modi di raccontare il viaggio e, allo stesso tempo, quattro occasioni per sperimentare nuovi linguaggi del documentario contemporaneo. Abbiamo parlato del progetto con Luigi Sales, Head of Original Content and Production di Giffoni Innovation Hub.

1) La prima è un po’ inevitabile, perché avete scelto di lanciare una call invece di affidarvi a un team già consolidato?

Perché il cuore del progetto è proprio lo sguardo. Non volevamo una docu-serie costruita con un linguaggio già codificato, ma quattro interpretazioni diverse di un’esperienza reale. La call nasce dal desiderio di aprire il racconto del viaggio a registi che possano portare sensibilità, linguaggi e punti di vista nuovi.

In più c’è anche una coerenza con lo spirito di Avventure nel Mondo: i loro viaggi sono sempre stati spazi di incontro tra persone diverse. In un certo senso abbiamo voluto applicare lo stesso principio anche al racconto audiovisivo, trasformando il progetto in un’occasione di scoperta e scouting.

Chi sceglie di raccontare il mondo attraverso il documentario spesso condivide la stessa attitudine che muove chi viaggia con Avventure nel Mondo: la curiosità di osservare, capire e mettersi in relazione con ciò che incontra. È da questa affinità che nasce Avventure in primo piano.

2) Oggi il racconto del viaggio è spesso molto estetizzato e “instagrammabile”. In che modo il vostro progetto prova a ribaltare questo immaginario?

Il punto di partenza è molto semplice: il viaggio non viene costruito per la camera.

I registi non arriveranno su un set, ma dentro un viaggio vero, con un gruppo vero, con tempi, difficoltà e imprevisti reali. Non c’è una scenografia da valorizzare né un momento pensato per diventare “la foto perfetta”. Questo approccio è stato condiviso fin dall’inizio con Avventure nel Mondo ed è la motivazione che ci ha unito.

Quello che ci interessa raccontare è tutto ciò che normalmente resta fuori dall’immaginario patinato del viaggio: la fatica, l’adattamento, le dinamiche di gruppo, i momenti in cui le cose non vanno come previsto. È proprio lì che spesso succedono le cose più interessanti.

3) Quanto spazio avranno le dinamiche umane tra i viaggiatori rispetto al racconto dei luoghi?

Avranno uno spazio centrale. I luoghi sono fondamentali, ma in questo progetto non sono mai soltanto uno sfondo.

Nei viaggi di gruppo di Avventure nel Mondo succede qualcosa di molto particolare: persone che non si conoscono si trovano a condividere settimane di strada, decisioni, stanchezza, entusiasmo, momenti di difficoltà. Questo genera dinamiche umane molto forti e spesso imprevedibili.

Il racconto nasce proprio dall’incontro tra queste due dimensioni: il territorio e il gruppo che lo attraversa. I paesaggi influenzano il viaggio, ma sono le relazioni tra le persone a dargli davvero forma.

4) Avete scelto quattro itinerari molto diversi tra loro: Nepal, Pamir, Africa australe, Islanda. Cosa vi ha guidato nella selezione?

La selezione non è stata fatta pensando solo alla varietà geografica, ma soprattutto al potenziale narrativo dei viaggi.

Sono quattro esperienze molto diverse tra loro anche nel modo in cui vengono vissute: il Nepal è un viaggio di relazione profonda con le comunità locali, il Pamir è un viaggio on the road in moto sulle strade dell’Asia centrale, il Safari Australe è una traversata collettiva in cui il mezzo diventa uno spazio di vita condiviso, mentre l’Islanda è un trekking essenziale dove il gruppo si misura con il paesaggio e con il ritmo del cammino.

Ci interessava che ogni documentario potesse nascere da una condizione di viaggio diversa, quasi come quattro piccoli laboratori narrativi.

5) Se il progetto funzionasse, vi piacerebbe trasformarlo in un format ricorrente o una piattaforma di scouting per nuovi autori?

È sicuramente una possibilità che ci interessa.

Avventure in primo piano nasce come un progetto molto concreto, con quattro viaggi e quattro film, ma allo stesso tempo contiene un’idea più ampia: usare il viaggio come spazio di racconto e come occasione per far emergere nuovi autori.

La strategia distributiva prevede la promozione dei documentari nei principali festival cinematografici italiani e stiamo dialogando con i broadcaster per dare una collocazione televisiva al progetto.

Se l’esperimento funzionerà, ci piacerebbe continuare a svilupparlo proprio in questa direzione: non solo come una docu-serie, ma come una piattaforma capace di mettere in relazione viaggi reali, nuovi sguardi e nuovi linguaggi del documentario.

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