ROMA – Durante la Festa del Cinema di Roma 2025, Andrea Segre ha presentato Noi e la grande ambizione, un documentario che nasce da un percorso di ascolto e di confronto con le nuove generazioni, esplorando, anche, il successo tra i giovani di Berlinguer. Un film che non racconta solo il cinema, ma che riflette sul suo valore politico, sul senso del fare arte come gesto collettivo.
Segre spiega che tutto è partito dal desiderio di capire cosa si nascondesse dietro la partecipazione straordinaria di giovani e adulti alle proiezioni del suo precedente lavoro, Berlinguer – La grande ambizione. «Mi sono fermato ad ascoltare», racconta, «e ho scoperto una generazione che ha voglia di capire, di confrontarsi, di occuparsi del mondo. Non è vero che i giovani sono indifferenti: spesso non trovano semplicemente i mezzi e i luoghi per esprimersi».
L’ascolto come atto politico
Per il regista veneziano, l’ascolto non è un gesto neutro, ma profondamente politico. È un modo di abitare il mondo e di costruire relazioni reali, contro l’isolamento e la frammentazione del presente. Noi e la grande ambizione è quindi un film sull’Italia di oggi e su come i cittadini, in particolare i più giovani, cercano nuove forme di partecipazione collettiva.
«Abbiamo deciso di raccontare questa generazione come se fosse disinteressata», dice Segre. «Ma poi scopri che ci sono centinaia di migliaia di ragazzi che si mobilitano per il clima, per la Palestina, contro la violenza sulle donne. È una generazione che sta ridefinendo la politica, che cerca modi nuovi per sentirsi parte di qualcosa».
Il cinema come spazio di partecipazione
Per Segre il cinema resta un linguaggio capace di creare comunità. Le sale, le scuole, i centri culturali diventano luoghi di incontro, dove un film può accendere una discussione, suscitare domande, costruire legami. «Non ho mai fatto fatica a trovare partecipazione» racconta, «il problema è che abbiamo smesso di raccontarla. Se proponi un film su un ragazzo depresso interessa, se parli di un ragazzo che occupa una scuola per cambiare le cose, non sembra più attuale. È come se avessimo deciso dall’alto cosa è interessante e cosa no».
In questo senso, Noi e la grande ambizione è anche un atto di resistenza culturale.
La grande ambizione come orizzonte collettivo
Alla domanda su quale sia oggi la sua “grande ambizione”, Segre risponde senza esitare troppo: «Sentirmi collegato all’interesse comune. Fare qualcosa che abbia senso per una collettività, non solo per la mia carriera». È una visione che unisce etica e arte, politica e sensibilità umana.
Dopo il successo internazionale di Berlinguer – La grande ambizione, il nuovo documentario prosegue questo viaggio dentro la società italiana, interrogando il presente con uno sguardo aperto, curioso, profondamente umano.
Qui la nostra video intervista:
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