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Alessandro Rossellini: «Io, mio nonno Roberto e l’eredità dei Rossellinis»

Amore, conflitti e rinascite. Il regista racconta il suo documentario presentato alla SIC 35

The Rossellins: Alessandro e Isabella
The Rossellins: Alessandro e Isabella

VENEZIA – La considera “l’ultima cazzata della sua vita”. Alla soglia dei 55 anni Alessandro Rossellini dirige il suo primo film, The Rossellinis, evento di chiusura della Settimana della Critica. Uno sguardo dietro i riflettori di una delle famiglie più importanti del cinema italiano in orbita attorno alla figura titanica del nonno Roberto. Un lavoro (auto)ironico che non nasconde però momenti emozionanti o di tensione. Un gruppo di famiglia con telecamera che si mette a nudo per rievocare ricordi intimi per andare oltre il mito di Roberto Rossellini.

Com’è riuscito a convincere la sua famiglia a mettersi a nudo davanti una videocamera per far riaffiorare ricordi così intimi?

«Sono stato per anni il familiare da aiutare e da premiare, per il mio passato da tossicodipendente e per esserne uscito, quindi da parte della family un gesto d’affetto ma anche spirito mutualistico».

The Rossellinis
Ritratto di famiglia

 

Durante la realizzazione di The Rossellinis qual è stata la sua maggiore difficoltà in veste di regista?



«Paure tante, di non sapere intrecciare una storia compiuta, quella di offendere o ferire i miei familiari, dover essere anche in “scena”. Però sapevo di essere supportato da bravissimi professionisti, Raffaele Brunetti della B&B Film, che ha prodotto il film, mi ha circondato di persone instancabili, molto abili ed estremamente pazienti.

 La morte di suo nonno vi lasciò un “patrimonio di conflitti”».

A cena dai Rossellini
A cena dai Rossellini

Questo documentario cosa le ha permesso di conoscere in più di un uomo che lei ha molto amato e che mostra non solo nella sua genialità ma anche nelle sue debolezze e difetti?

«Ho avuto innanzi tutto la conferma della mia ipotesi, siamo tutti stati influenzati dai valori Roberto Rossellini. Siamo tutti persone molto libere, nelle scelte di vita intendo, cambiamo partners, lavoro, nazioni, culture e religioni, come camicie, ma rimaniamo comunque imprigionati al modello di Nonno. Io forse sono stato l’unico della famiglia a dimostrarne difetti e debolezze».

The Rossellinis
Roberto jr, Isabella e Robin

Il documentario non nasconde momenti di tensione, confronto, autocritica così come riappacificazioni e confessioni. Crede che ora, grazie al suo lavoro, la sua rossellinite sia meno acuta?

«Se lo fosse, forse dipende anche dal mio percorso di “recupero” fatto da qualche anno di psicoanalisi e migliaia di gruppi di “auto-mutuo-aiuto” con il metodo dei 12 passi. Ho avuto bisogno di questo confronto familiare proprio per continuare a ricercare la mia autonomia intellettuale».

The Rossellinis
Alessandro e Robin Rossellini

La scelta dei brani che accompagnano The Rossellinis, da Margherita Vicario a Luigi De Gaspari, è molto curata. Come ha lavorato a questo aspetto?

«

Ho scelto inizialmente una colonna sonora basata sulla mia musica preferita ma che fosse in armonia con le immagini. Non ho mai digerito le musiche da film e mi piaceva non avere limiti: dalla classica al rap all’indi Italiano. Poi ho avuto suggerimenti degli altri creativi del team, lo sceneggiatore Andrea Massara  e la montatrice Ilaria De Laurentiis.. A film finito, grossa crisi: ci siamo trovati con una colonna sonora che spaziava da Bob Dylan a Billie Eilish… ma per fortuna ci sono venuti in soccorso gli amici, Margherita Vicario che seguo da quando era una ragazza e che ha composto un brano ad hoc per il film, che è pura dinamite per i titoli di testa e di coda; Elisabetta Spada era da subito nel progetto e Ruggero Catania è riuscito, infine, a comporre in poco tempo dei brani che sono riusciti a sostenere il film senza farci mancare le scelte iniziali, grande aiuto anche dal giovanissimo Stefano Brunetti che ha montato un brano “ambient” sulle immagini di Viaggio in Italia, sul volto di Ingrid Bergman».

Qui una clip di The Rossellinis:

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