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A Classic Horror Story | Il Folklore, Matilda Luz e (forse troppe?) citazioni

Roberto De Feo e Paolo Strippoli ci portano in un Sud Italia che sembra il Texas. In streaming su Netflix

A Classic Horror Story
A Classic Horror Story

ROMA – Lo si capisce subito, dai primi secondi, dalle prime sequenze: Roberto De Feo e Paolo Strippoli hanno avuto le idee chiare per il loro A Classic Horror Story, portandoci violentemente – è il caso di dire – in un Sud Italia che sembra il Texas degli Anni Settanta. Perché va detto: è preponderante l’ideale cinematografico che hanno gli autori. Un ideale che esce fuori in ogni inquadratura, in ogni personaggio e in ogni svolta narrativa che si intreccia all’altra, così da creare un’opera esteticamente curata (Emanuele Pasquet alla fotografia, che bravo) e di sicuro traino per il grande pubblico, che troverà in A Classic Horror Story un film perfetto da gustare su quel divano targato Netflix. La storia? In una riga e senza fare spoiler, la riassumiamo: cinque ragazzi, a bordo di un camper, si ritrovano bloccati in una radura (lontanissima dalla strada) dopo un incidente. Come ci sono arrivati? Cosa è successo? Perché non riescono ad allontanarsi da quella zona? E soprattutto, che inquietante segreto nasconde la casa al centro di questo strano posto?

A classic horror story
I protagonisti: Yulia Sobol, Matilda Luz, Peppino Mazzotta e Francesco Russo

Così, come se fossimo in un film di George Romero o di Sam Raimi, di Tobe Hooper o di Ari Aster (eh già, la lista è lunga…), A Classic Horror Story ricostruisce da capo alcune pellicole di paura più celebri, facendole miscelare ad una storia che prende in parte spunto dal folklore e dalle leggende italiane. In particolare quella di Osso, Mastrosso e Carcagnosso (coloro, si dice, abbiano edificato le mafie) rappresentandola come fosse una sorta di oscuro e spaventoso culto religioso, venerato di nascosto nel più profondo Sud. Una sanguinolenta venerazione (sì, come la mafia…) che getta nel panico più assoluto i cinque sventurati protagonisti, interpretati da Francesco Russo, Yulia Sobol, Will Merrick, Peppino Mazzotta e, menzione speciale, da Matilda Luz, che torna in un ruolo cazzuto e coraggioso dopo il bel Revenge di Coralie Fargeat.

Matilda Luz in A Classic Horror Story
Matilda Luz in A Classic Horror Story

Insomma, da una parte A Classic Horror Story della coppia De Feo-Strippoli funziona molto bene, ponendo al posto giusto tutto gli elementi filmici necessari. Dall’altra, però, il film è forse troppo ancorato nel voler omaggiare fino all’ultimo momento i vari La Casa, The Wicker Man, Non Aprite Quella Porta e, in particolar modo, Midsommar, che pare una sorta di luce guida per la narrazione e per la messa in scena. E allora una riflessione: è vero che gli horror più famosi sono rielaborazioni di altri horror, ma ognuno di loro (almeno nel periodo d’oro, tra i Settanta e gli Ottanta) apportava una novità, o meglio un’esplosiva riscrittura del genere, capace di toccare vette altissime di quei topos poi riutilizzati, rielaborati e in parte fin troppo abusati, facendo perdere di vista la cosa più importante. Quale? L’imprescindibile visione personale di un autore verso la sua storia che, condizione è d’obbligo, dovrebbe essere originale se non si parla esplicitamente di remake.

A classic horror story
Strane presenze…

Il cinema italiano, in questo caso, ha fatto da scuola: Dario Argento e Mario Bava – pur essendo stati marcatamente diversi rispetto ai vari Romero o Hooper – hanno saputo costruire un immaginario filmico sconfinato, raffinato e, tutt’ora, quasi ineguagliabile. Questo a rimarcare quanto il cinema di genere italiano sia sempre stato all’altezza dei grandi registi americani, in parte influenzati proprio dagli horror nostrani. Dunque, una domanda: perché De Feo (che aveva dimostrato occhio già in The Nest) e Strippoli hanno voluto realizzare una playlist di citazioni e omaggi (divertente e armonica, ma pur sempre poco originale…) invece di osare di più, così da sorreggere la bellissima costruzione visiva (e l’intricato finale) grazie ad una sceneggiatura davvero “diversa”?

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Qui il trailer di A Classic Horror Story:

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