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L’eterna evoluzione di Julia Roberts

Sogno, amante, fidanzata, madre, tra Hook e Wonder: i mille volti di un’icona

Gli occhioni grandi color nocciola, il sorriso interminabile. Siamo cresciuti con il cinema innamorandoci di Julia Roberts e la verità è che non abbiamo mai dimenticato quando i nostri genitori ci proibivano di rimanere svegli per vedere Pretty Woman, A letto con il nemico oppure Il rapporto Pelican, mentre noi a letto non riuscivamo a prendere sonno, perché volevamo essere lì, con loro, a gustarci i film con quella che ai tempi era l’attrice del momento. Abbiamo scoperto poi, con la meraviglia più gioiosa, che Julia in realtà non era poi così adulta e irraggiungibile, dopo aver realizzato che era proprio lei il Campanellino di Peter Pan in Hook – Capitan Uncino, uno dei capolavori della nostra infanzia.

Per Steven Spielberg si trasforma in Campanellino in Hook, nel 1991.

E pian piano, grazie a lei ci siamo addirittura convinti che anche i film romantici, quelli dove parlano soltanto d’amore, un po’ ci divertono e ci piacciono: non avremmo fatto il tifo per lei ne Il matrimonio del mio migliore amico, ma soprattutto non avremmo mai desiderato tanto che il maldestro libraio William Thacker di Hugh Grant si convincesse che la divina Anna Scott potesse essere la donna della sua vita, e un po’ anche della nostra. Dopo Notting Hill, quelle smancerie che prima ci disgustavano sarebbero così diventate dolce tormento quotidiano, fantasticando prima o poi di trovare in una libreria, o in un bar sotto casa, una Julia Roberts del mondo reale.

Julia Roberts in Notting Hill. Il film uscì in Italia il 22 ottobre del 1999.

Nella carriera ormai più che trentennale di Julia Roberts la luce è l’elemento costante: non soltanto quella accecante emanata da uno dei volti più cinegenici di sempre, ma quella combattiva e battagliera di Erin Brockovich, quella un po’ debosciata e di contrabbando della Samantha di The Mexican, quella femminista e anticonformista della professoressa Katherine di Mona Lisa Smile. Per arrivare fino alla luminosità soffocante e torbida di Closer, ed eccoci di fronte a un’altra scoperta a dir poco scioccante: l’amore è una guerra che si combatte in quattro, e porta con sé vendette, tradimenti e lacrime. Senza alcuna garanzia di lieto fine.

La luce: Julia Roberts al Festival di Cannes. Era il 12 maggio 2006. Foto: Denis Makarenko

E la nostra Julia, fidanzata dei sogni destinata al giorno in cui saremmo finalmente diventati grandi, assume una veste sconosciuta: una donna segnata, ferita e un po’ rancorosa, alle prese con un gioco pericoloso di cui non conosciamo le regole. Ritrovarla e innamorarcene nuovamente, dopo tanti anni, chiusi dentro un cinema guardando Wonder ci ha fatto commuovere, ma questa volta l’abbiamo immaginata nella nostra vita in una luce inedita: quella di una mamma, affettuosa e rassicurante, la figura di cui avremmo avuto bisogno quando il mondo sembrava inaffrontabile e ci mancavano i punti di riferimento.

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