VENEZIA – Dopo sette anni lontano dal cinema di finzione, Werner Herzog torna a confrontarsi con il Concorso della Mostra di Venezia con Bucking Fastard, un’opera che sembra racchiudere tutte le ossessioni del regista tedesco: l’emarginazione, il confine tra realtà e follia, il rapporto dell’uomo con la natura e la ricerca ostinata di un’impossibile forma di libertà. Il film, presentato all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva al termine di un percorso tutt’altro che lineare: inizialmente invitato fuori concorso al Festival di Cannes, Herzog ha preferito rinunciare, per tornare direttamente nella competizione principale della laguna. Una scelta che ha riacceso il dibattito sul peso dei grandi festival e che oggi trova il suo approdo naturale al Lido.
Al centro del racconto ci sono Jean e Joan Holbrooke, interpretate per la prima volta insieme sul grande schermo dalle sorelle Kate e Rooney Mara. Le due protagoniste condividono un legame così profondo da parlare all’unisono, avere gli stessi sogni, innamorarsi dello stesso uomo e perfino commettere gli stessi lapsus nello stesso momento. Non soltanto una condizione psicologica: un modo completamente diverso di abitare il mondo, incomprensibile agli occhi di chi le osserva. Herzog preferisce raccontare il modo in cui la società reagisce alla loro diversità, tra curiosità, paura, tribunali, stampa e persone pronte tanto ad aiutarle quanto a sfruttarle.
La storia si ispira liberamente alla vicenda reale delle gemelle inglesi Freda e Greta Chaplin, diventate celebri negli anni Ottanta per il loro rapporto simbiotico e per una controversa vicenda giudiziaria. Herzog, però, sceglie ancora una volta di allontanarsi dalla cronaca per trasformarla in una riflessione sul desiderio umano di inseguire ciò che sembra impossibile. Nel film, infatti, le due sorelle coltivano un sogno tanto assurdo quanto poetico: scavare un tunnel attraverso una catena montuosa per raggiungere una terra immaginaria dove il vero amore possa finalmente esistere. Un’idea che, nelle mani del regista di Fitzcarraldo e Aguirre, furore di Dio, assume inevitabilmente i contorni della favola filosofica.
Accanto alle sorelle Mara trovano spazio Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, chiamati a muoversi in un universo narrativo che promette di essere sospeso tra realismo e allucinazione, cifra stilistica che accompagna il cinema di Herzog fin dagli esordi. Con Bucking Fastard, Herzog torna così a fare ciò che ha sempre fatto meglio: mettere in scena personaggi incapaci di adattarsi al mondo e, proprio per questo, capaci di rivelarne le contraddizioni più profonde. A ottantatré anni il regista tedesco continua a inseguire un cinema libero da convenzioni e classificazioni, fedele a quella ricerca dell'”estasi della verità” che attraversa tutta la sua filmografia. E se il Concorso di Venezia rappresenterà il banco di prova del suo nuovo lavoro, una cosa appare già evidente: Herzog continua a realizzare film che somigliano soltanto a Werner Herzog.
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